venerdì 28 aprile 2017

Benito Mussolini è cittadino di Augusta, una città che non fa memoria


«Il Consiglio, ad unanimità di voti per acclamazione fra scroscianti applausi del numeroso pubblico intervenuto, delibera di conferire la cittadinanza onoraria a Sua Eccellenza Benito Mussolini, Capo del Governo Sommo Duce del Fascismo, sciogliendo l’augurio che sia lungamente conservato a reggere le sorti della Nazione per la salvezza e per il bene della Patria». 18 maggio 1924, anno secondo dell’era fascista. Il Consiglio comunale di Augusta, accogliendo la proposta del sindaco-barone-cavaliere Luigi Tumscitz, ha  proclamato il dittatore cittadino augustano, otto giorni dopo la prima visita ufficiale in città.            

«Una data indimenticabile – commentava il sindaco Tumscitz in aula – che la nostra città segnerà a carattere d’oro per la fortunata occasione di aver avuto fra noi in quel giorno, l’uomo, il di cui nome noi Italiani – superbi e fieri – porteremo sempre scolpito nel cuore, e che tutto osò con fermezza, coraggio e fede…». Quel 13 maggio, dal balcone del Municipio, il duce aveva esaltato l’importanza militare di Augusta, assumendo l’impegno di un suo immediato potenziamento, come base strategica per il lancio delle future avventure coloniali dell’Italia nel continente africano. Un ruolo già sperimentato in occasione della prima aggressione italiana in Libia (1911-12) intrapresa dal governo Giolitti, quando di colpo la rada di Augusta fu occupata da una ventina di navi da guerra e tutt’attorno spuntarono caserme, depositi, batterie di fuoco. In quella occasione, diverse abitazioni furono requisite per dare alloggio ai militari e persino un plesso scolastico, il San Domenico, venne destinato a ospitare una squadra di 250 artiglieri. «Un gigantesco flusso migratorio che s’impone alla città», si legge nelle cronache di allora che riferiscono dell’arrivo di oltre 100 mila soldati.    

Nel giro di due decenni, Augusta sarà armata al punto da divenire la base navale più potente del Mediterraneo centrale. Ma per raggiungere questo risultato, alcuni anni prima, era stato necessario spazzare via dal terreno ogni forma di opposizione popolare, politica e sindacale. In particolare, tra il ’20 e il ’22 , l’alleanza tra fascisti, mafiosi, borghesia e prefetti, aveva scatenato una sanguinosa repressione del movimento contadino e proletario nel Siracusano e in tutta l’area iblea. Ci furono morti, feriti, esuli. Le “giunte rosse”, uscite dalla schiacciante vittoria alle amministrative del ‘20, vennero sciolte con le armi alla vigilia delle elezioni politiche del maggio ‘21.                

A denunciare i gravi fatti di violenza e i brogli era stato il deputato Psi Arturo Vella in seno alla Giunta parlamentare delle elezioni. «Ad Augusta durante la notte si distrugge la Camera del lavoro, si assaltano le case dei dirigenti socialisti». Il sindaco di Augusta, Giuseppe Tringali, dopo un’aggressione fascista e mafiosa in cui era rimasto ferito, il 23 aprile «lo si spedisce via con la rivoltella in pugno». Per tutto il paese, ora vige un clima di persecuzione e terrore. La porta del Municipio è presidiata dalla «maffia locale» e «tutti i cittadini estranei ad Augusta sono pedinati dalla stazione appena si presentano». 

Alla fine i socialisti ottennero appena 13 voti contro i 1100 delle comunali di cinque mesi prima. A trionfare nel collegio megarese fu l’onorevole nisseno Francesco Saverio D’Ayala, «solfataro milionario», nazionalista, sconosciuto ad Augusta. Ciononostante l’onorevole D’Ayala riuscì a superare l’80 per cento dei consensi: tra chi votò per lui risultarono anche 103 morti e 653 emigrati. Un plebiscito truccato da un pacchetto di voti che D’Ayala aveva comprato per 100 mila lire da un notabile ed ex sindaco augustano, il commendatore Antonio Omodei.            

Dal ’22 al ‘24, compiuta la marcia su Roma, il regime fascista si consolida. Anche ad Augusta arriveranno i podestà, gli arresti e l’esilio degli ultimi oppositori, la tragedia della guerra e il suo carico di morti. Poi lo sbarco alleato e una liberazione dal fascismo in cambio di una sovranità limitata da una nuova occupazione militare. Dopo l’arrivo degli americani e della Nato, la militarizzazione del territorio è stata normalizzata, insieme alla sua penetrazione nel tessuto sociale e alla sua influenza politica e culturale. Nel frattempo sono arrivate le industrie e gli industriali: perfetti sconosciuti in combutta con i signorotti locali, come era stato ai tempi dell’onorevole D’Ayala.         

Da quei fatti sono passati oltre sessant’anni, ma alcuni nodi di questa storia non si sono mai sciolti. Oggi il polo industriale è in declino, i suoi veleni continuano a uccidere e Augusta rimane una delle principali piazzeforti belliche del Mediterraneo centrale. Benito Mussolini è ancora cittadino augustano, ma nessuno se ne cura. A differenza di tanti comuni italiani, tra cui Torino e Firenze, che hanno scelto di revocargli questa onorificenza come gesto di memoria e responsabilità antifascista. In compenso, alla piazzaforte militare di Augusta è dedicato un museo: divise, fucili, bombe e cannoni in mostra nelle stanze del municipio. Il museo civico invece non esiste: i suoi pezzi rimangono chiusi in un armadio e in parte custoditi al domicilio di una volenterosa dipendente comunale. In attesa di collocazione. 


 Gianmarco Catalano


articolo ripreso dal giornale I Siciliani
    

giovedì 27 aprile 2017

Augusta, mucche al pascolo accanto all'inceneritore Gespi

Là dove c'era l'erba ora c'è... ancora l'erba, ma con le mucche al pascolo sotto un inceneritore per rifiuti speciali e pericolosi.




La foto è stata scattata lunedì scorso (24 aprile). L'impianto d'incenerimento, sito in località Punta Cugno ad Augusta, è quello della società Gespi amministrata dai fratelli Giuseppe e Giovanni Amara, attualmente indagati dalla procura di Catania in merito al traffico illecito di rifiuti destinato alla discarica Cisma di Melilli. Secondo l'accusa, le ceneri che uscivano dall'impianto Gespi avrebbero contenuto «metalli, in particolar modo di nichel e piombo». Cioè rifiuto considerato cancerogeno. È quanto emerso dalle analisi dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (maggiori dettagli nell'inchiesta di MeridioNews a questo link ).

Per un grave sforamento dei limiti di legge nelle emissioni dell'inceneritore Gespi, nel marzo 2013 Giuseppe Amara - già gravato da un precedente penale in materia d'inquinamento - è stato condannato in primo grado a 1 anno e 8 mesi di arresto e 35 mila euro di ammenda, oltre al risarcimento del danno alle parti civili. Una condanna poi caduta in prescrizione in appello, ma che accerta l'episodio di inquinamento da diossine e furani e il connesso danno ambientale. Nelle motivazioni, il giudice affermava che, nonostante la gravità dei fatti, Amara «non si è concretamente assunto alcuna responsabilità» e «non appare meritevole di credito in ordine a future condotte virtuose».


A questo punto, alcune domande vengono naturali:

Quei terreni adiacenti la Gespi sono mai stati analizzati dall'Arpa?

L'Asp, che pochi giorni fa ha disposto l'abbattimento di 24 bovini contaminati dalla diossina, può dare garanzie di rispetto dei parametri sanitari per quei pascoli a ridosso dell'inceneritore e della zona industriale?

Quali azioni di prevenzione sanitaria e ambientale, politiche e amministrative, sta mettendo in atto la sindaca di Augusta per evitare un'altra strage di animali e il peggioramento delle condizioni di salute dei suoi concittadini?

L'amministrazione comunale megarese ha già agito in sede civile per il risarcimento del danno ambientale cagionato dalla condotta di Amara accertata nella sentenza del 2013?

Gianmarco Catalano

sabato 22 aprile 2017

Incominciando col gustare un po’ di libertà, si finisce per volerla tutta


Figli della libertà: nelle sale di nuovo in missione per Gaia

Nel 2015 una stravagante famiglia ha raccontato, con il suo primo documentario dal titolo “Unlearning”, un viaggio durato sei mesi, senza soldi, alla ricerca di modelli diversi dalla famiglia mononucleare di città, cercandoli per l’appunto in circhi, comuni ed ecovillaggi. Questo lavoro, prodotto interamente dal basso, è stato pluripremiato in molti festival europei e proiettato in oltre 110 cinema. Adesso il regista Lucio Basadonne, sua moglie Anna Pollio, assieme alla loro figlia Gaia, arrivano a presentare la loro seconda opera, frutto di un’altra avventurosa ricerca, con il loro nuovo documentario dal titolo “Figli della Libertà”, proiettato in anteprima il 7 marzo in ben 37 città (altre proiezioni stanno ancora continuando a pieno ritmo in tutta Italia) grazie alla riuscita raccolta fondi preliminare mediante crowdfunding, che ha permesso loro anche questa volta di sostenere le spese di produzione. La presentazione nelle varie sale in tutta Italia è stata introdotta da educatori ed esperti che hanno collaborato dal basso alla raccolta fondi e alla promozione. A Catania il sociologo Augusto Gamuzza ha introdotto l’anteprima, in una serata molto partecipata (lui stesso era tra coloro che danno la loro testimonianza all’interno del documentario) ed ha anche coordinato e animato il dibattito che ha seguito la proiezione.

“Incominciando col gustare un po’ di libertà, si finisce per volerla tutta”.
Come non stupirsi nel trovare questa citazione dell’anarchico Errico Malatesta proprio all’inizio della prima scena di “Figli della Libertà”. Il documentario comincia la sua narrazione seguendo i legittimi dubbi che iniziano a covare Anna e Lucio nel constatare i primi risultati ottenuti dalla diversa istruzione che hanno deciso di dare a Gaia dopo l’aver scelto di mandarla in una scuola libertaria anziché in un classico istituto scolastico. Si viene lasciati sospesi quasi tutto il tempo, senza facili partigianerie, in uno scenario fatto di quei dilemmi e coraggiose speranze, che inevitabilmente ogni genitore affronta quando sceglie un tipo di educazione alternativo per i propri figli. “Stiamo salvando Gaia dagli effetti grandemente deleteri dell’ingabbiante scolarizzazione istituzionale o la stiamo condannando a trovarsi un giorno impreparata quando uscirà dall’isola felice per affrontare questo difficile mondo?”.

Per sciogliere questi dubbi, Anna e Lucio, compiono una “missione eroica”, per la quale credo verranno ringraziati da tanti altri genitori che si pongono o che si porranno tali domande. Scelgono di nuovo di rimettersi in viaggio con Gaia per andare in cerca di esperti di pedagogia, pensatori, genitori, bambini e ragazzi che seguono o impartiscono pedagogie anti-autoritarie e insegnamenti di tipo parentale, fino a scovare pure chi a scuola non c’è mai andato, riuscendo lo stesso ad affermarsi nella vita. Tra queste figure troviamo il noto regista Silvano Agosti e il libertario Paolo Mottana, docente universitario di filosofia dell’educazione alla Bicocca di Milano. Degno di nota inoltre è il loro essersi spinti anche nella nota scuola di Summerhill in Inghilterra, dove da quasi un secolo si applicano metodi pedagogici alternativi e anti-autoritari. Lì hanno intervistato alcuni alunni ed ex-alunni che hanno testimoniato le loro incoraggianti esperienze, ricordandoci, tra l’altro, che queste pratiche, per quanto possano sembrare nuove, esistevano già dai tempi di Tolstoj. In questo itinerario sono quindi riusciti a condividerci il pensiero e le esperienze di tutti questi ricercatori, anche per cercare di rassicurare la simpatica nonna siciliana di Gaia, profondamente scettica e preoccupata rispetto alle scelte inusuali  di Lucio ed Anna. 

Pregevole è la possibilità data allo spettatore di sbirciare all’interno di questi interessanti e sfuggenti arcipelaghi sulle “altre” forme di pedagogia. È utile sapere che queste esperienze in Italia, secondo gli ultimi dati forniti dal ministero dell’istruzione, registrano un significativo incremento. Sarebbe di certo sorpresa la nonna di Gaia nel sapere che proprio la Sicilia è in testa alla classifica rispetto alle regioni più coinvolte, soprattutto nell’istruzione parentale.
Dopo la proiezione si è animato un breve dibattito che ha chiarito, attraverso le parole di Gamuzza, come sia necessario un percorso di approfondimento teorico e metodologico sulle questioni relative alle pratiche di educazione alternativa in Italia. Obiettivo che si inserisce in un percorso di ricerca intrapreso dalla cattedra di Sociologia del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania al fine di contestualizzare scientificamente le tante esperienze e scelte familiari che cominciano a prendere piede e che meritano maggiore studio.

A riprova di questo fermento, stando sempre ai numeri diffusi dal ministero riguardo la nostra isola, il 17–18 settembre 2016 si è tenuto il secondo Meeting Homeschooling Sicilia, a San Saba, in provincia di Messina; mentre si terrà un nuovo raduno della Rete Scuola Famigliare dal 15 al 21 aprile a Piedimonte Etneo. La stimolante visione di questo documentario ci interroga sul come porsi rispetto alle prassi di scolarizzazione autoritaria e ai gravi effetti sociali ed esistenziali che ne derivano e che spesso tutti portiamo ancora sulle spalle. “Figli della Libertà” sicuramente è un ottimo strumento di riflessione e ci spinge in qualche modo a intraprendere, ognuno per quel che può, qualche altra importante “eroica missione”.

Alessio Giannetto

venerdì 14 aprile 2017

Dynamic Manta, vetrina mediterranea per il mercato di mezzi da guerra


Le esercitazioni militari, oltre ad addestrare alla guerra, sono un palcoscenico privilegiato per l'industria degli armamenti e per gli Stati nel ruolo di clienti, ma anche di promoter e finanziatori delle proprie aziende nazionali

Il 30 marzo scorso, la U.S. Navy, la Royal Australian Air Force e la Royal Air Force hanno firmato un contratto da 2,2 miliardi di dollari con l'azienda statunitense Boeing, per la fornitura di 17 aerei P-8A Poseidon. 
Gli Usa riceveranno ulteriori 11 aerei, mentre l’Australia aggiungerà altri 4 esemplari alla sua flotta di 2 già operativi. Infine il Regno Unito ha acquistato 2 esemplari con previsione di consegna nel 2019. L'accordo include anche opzioni per ulteriori 32 Poseidon, che se esercitate porterebbero il valore complessivo dell'affare a 6,8 miliardi di dollari.

Con questo velivolo specializzato nella guerra anti-sommergibile e contro i mezzi di superficie, gli Stati Uniti hanno preso parte all'ultima edizione dell'eser
citazione aeronavale Nato Dynamic Manta (DYMA17), svoltasi nelle acque del Mar Ionio dal 13 al 24 marzo. 

Altro futuro operatore del Poseidon sarà la Norvegia - non a caso, nuova player insieme al Canada della DYMA17 - che ha firmato un contratto per 5 P-8A che andranno a rimpiazzare gli attuali P-3C/N Orion e Falcon 20. Le consegne sono previste tra il 2022 e il 2023. Al di fuori degli alleati storici della NATO e degli USA, il solo altro utilizzatore del Poseidon è la Indian Navy che opera la versione P-8I in otto esemplari, in attesa della consegna di ulteriori 4 esemplari.

Secondo la redazione di Aviation Report, in visita in Sicilia durante le manovre di DYMA17, sono ben otto i Poseidon a stelle e strisce attualmente ospitati presso la base aerea di Sigonella. 

sabato 8 aprile 2017

Da Dynamic Manta ai missili in Siria: Augusta, base a rischio nucleare per le guerre Usa e Nato


L'attacco missilistico degli Stati Uniti, che ieri ha colpito la base aerea siriana di Shayrat, è stato lanciato dalle cacciatorpediniere Uss Ross (DDG 71) e Uss Porter (DDG 78). Proprio quest'ultima, dal 13 al 24 marzo, ha partecipato alla mega-esercitazione Nato Dynamic Manta nel Mar Ionio, affiancata dal sottomarino nucleare Uss New Mexico. 

Dal 25 al 27 marzo, la Uss Porter aveva compiuto l'ultima sosta presso la base aero-navale di Suda, nell'Isola greca di 
Creta, per poi congiungersi alla Uss Ross, transitata il 3 aprile dalla stazione navale di Rota in Spagna


E' molto probabile che il carico di missili
Tomahawk sia stato fatto nel porto di Augusta
, attingendo dal deposito di Cava Sorciaro, in territorio di Melilli. Un arsenale che ha servito, e continua a servire, tutte le principali operazioni di guerra statunitensi e dell'Alleanza Atlantica: dall'operazione "Desert Storm" della prima guerra del Golfo (1990-91) - durante la quale è documentato, in particolare, che la nave da guerra Uss Spruance faceva il pieno di Tomahawk proprio nella baia di Augusta - all'ultima avventura imperialista in Libia (2011).

Sempre ad Augusta, lo scorso 19 luglio, era approdata anche la Uss Ross, per rifornirsi di munizioni ("ammunition onload", si legge nei report della Us Navy), prima di muovere verso il Mar Nero per l'annuale esercitazione di guerra Nato, in funzione anti-russa, denominata "Black Sea Breeze".

L'ennesimo crimine di guerra Usa in Siria, seguito alla strage di civili compiuta dall'aviazione russa nella provincia di Idlib, conferma il ruolo centrale come trampolino bellico giocato dalla Sicilia e dalle altre regioni del Mediterraneo.


la Uss Porter in entrata nel porto di Augusta (SR), Sicilia


la Uss Porter nel Mediterraneo Orientale durante il lancio di missili Tomahawk che hanno colpito la base aerea di Shayrat, in Siria


la Uss Porter in fase d'ormeggio al pontile Nato nella baia di Augusta


Gianmarco Catalano




martedì 28 marzo 2017

In Sicilia si prepara la guerra nelle oasi naturali

foto di Mare Amico Agrigento

Da Nord a Sud, da Est a Ovest, proseguono senza sosta le prove di guerra in Sicilia. Archiviata la terza edizione della mega-esercitazione in mare Nato Dynamic Manta, l'Isola rimane a fare i conti con le ordinarie e insostenibili esercitazioni a fuoco delle forze armate italiane.


Giunta la primavera, mentre la marina militare si addestra nelle acque dello Ionio e del Mediterraneo Centrale, ad occupare vasti spazi terrestri ci pensano le intense attività belliche della brigata meccanizzata “Aosta”. Con l’utilizzo di armi portatili e di reparto, artiglieria pesante, bombe a mano e mortai, questa unità dell’esercito italiano impegna – contemporaneamente - almeno quattro poligoni di tiro siciliani: “San Matteo” in territorio di Erice (Trapani), “Santa Barbara” nei comuni di Tripi e Novara di Sicilia (Messina), “Drasy” tra la riva di levante del fiume Naro e Punta Bianca (Agrigento) e “Masseria dei Cippi” nelle campagne di Montelepre (Palermo). Sono aree di grande valore naturalistico, archeologico ed etnoantropologico, da decenni
 soggette a servitù militare e seriamente minacciate nella loro sopravvivenza.

Esemplare è il caso di Drasy: un poligono che si trova a due passi dalla Valle dei Templi (patrimonio Unesco) e comprende un’incantevole fascia costiera in attesa del riconoscimento come riserva naturale orientata, dopo la dichiarazione di “notevole interesse pubblico” emanata dalla Regione Siciliana nel 2001. Questo, però, non è bastato a porre fine ai continui bombardamenti dei carrarmati, da terra verso il mare, che stanno provocando l’inesorabile crollo della falesia di Punta Bianca e un probabile inquinamento del suolo e delle acque. Nell’oasi dell’Agrigentino, il 29 aprile si concluderà il primo quadrimestre di esercitazioni condotte sotto la direzione del Comando militare Autonomo di Sicilia. Da gennaio, al netto delle festività, fanno 90 giorni consecutivi – dalle ore 8 alle ore 17 - di addestramento a fuoco. Dopo la pausa estiva, si tornerà a sparare in autunno. In totale sono circa 8 mesi all’anno di esercitazioni, senza contare i war games svolti nello stesso luogo dalle forze armate statunitensi. Un calendario serrato che si ripete da oltre 60 anni, nonostante i danni ambientali denunciati dalle associazioni Mare Amico, Mare Vivo e Legambiente. Proprio quest’ultima, in una memoria depositata presso la Commissione Difesa della Camera dei Deputati, ha chiesto che «si ponga fine allo svolgimento di queste attività che nulla hanno a che fare con le finalità di un’area protetta, ma rappresentano un anacronistico e pericoloso utilizzo del nostro territorio in barba a leggi e regolamenti nazionali e direttive europee e internazionali, che nemmeno i Comitati Misti Paritetici tra Forze Armate e le singole Regioni sono stati in grado di garantire». 

Un destino analogo è  toccato anche al parco naturale di San Matteo. Un’area inclusa nel sito d’importanza comunitaria (SIC) denominato “Monte San Giuliano”, appartenente alla Rete Natura 2000, eppure inspiegabilmente adibita a poligono militare “occasionale”. Nel settembre dello scorso anno, dopo un’inchiesta del quotidiano MeridioNews, la vicenda è finalmente approdata sul tavolo del Ministero della Difesa, attraverso un’interrogazione parlamentare firmata dal senatore Vincenzo Maurizio Santangelo (M5S). Senonché «
a detta dello stesso ministero, tutto è nella regola», ha riferito qualche giorno fa il senatore Santangelo al termine di un’apposita audizione in Commissione Difesa. Il risultato è che, anche per quest’anno, le esercitazioni di tiro andranno avanti in aperta violazione delle direttive comunitarie, in assenza di una valutazione d’impatto ambientale (VIA) e nell’ignavia delle istituzioni locali. «Faranno solo un gran rumore, ma nulla di pericoloso» commentava a MeridioNews Salvatore Angelo Catalano, assessore del Comune di Erice e ufficiale dell’esercito.

Non vanno meglio le cose sul versante nord-orientale della Sicilia, nel Messinese, dove l’esercito testa i lanciarazzi anticarro “Panzerfaust
3”, tecnologia di produzione tedesca che ha rimpiazzato i vecchi bazooka. A soli tre chilometri dal borgo collinare di Tripi, in località Santa Barbara, «i militari sparano nella direzione di una grande roccia e il rumore si avverte sino in paese», confermano dall’ufficio tecnico comunale. Le sessioni di tiro coprono l’intero anno – mesi estivi compresi - e si svolgono proprio a ridosso dell’alveo del Torrente Mazzarrà, a poca distanza dalla riserva naturale di “San Cono-Casale-Carnena”. Un’oasi regionale istituita per offrire protezione e rifugio agli animali selvatici, per i quali la presenza di un poligono, con il suo forte impatto acustico e per l'ecosistema, non può che rappresentare un pesante deterrente.




Sul monitoraggio degli effetti ambientali di queste esercitazioni, in effetti, le autorità civili non sembrano particolarmente vigili. Come nel caso del poligono “Masseria dei Cippi”, alla periferia del Comune di Montelepre in provincia di Palermo. «E’ una zona di campagna, a poche centinaia di metri dai pascoli, che insiste sopra una falda acquifera» spiega Giacomo Maniaci, giornalista del quotidiano
MontelepreWeb. A sparare in questo poligono, accanto ai reggimenti dell’esercito, si recano il corpo forestale, l’XI reparto mobile della polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza e polizia scientifica. «Il rischio è che a lungo andare queste attività possano avere degli effetti negativi sull’acqua del pozzo Cippi, principale fonte di approvvigionamento idrico di Montelepre», sottolinea il giornalista. «Per il momento le analisi sul pozzo sono perfette, ma i controlli sul terreno non spettano al Comune», afferma Maria Rita Crisci, sindaca di Montelepre eletta col sostegno del Partito Democratico, poco più di un anno fa, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per mafia avvenuto nel marzo 2014. «Tutti gli anni chiediamo contezza dei prelievi effettuati dall’assessorato regionale – aggiunge la sindaca – Per il momento non sono in possesso di dati da cui desumere motivi di allarme, ma mi riservo di approfondire con i miei uffici». Da tempo però, secondo Maniaci, «sulla questione si fa troppo silenzio, a causa del disinteresse delle istituzioni e degli stessi cittadini».


Gianmarco Catalano




inchiesta pubblicata su I Siciliani e Contro Piano





 

venerdì 24 marzo 2017

Dynamic Manta, prove di guerra a rischio nucleare. La protesta degli attivisti e il silenzio delle istituzioni civili

foto di Aviation Report


L'immagine parla da sé. A largo delle coste siciliane il sottomarino a propulsione nucleare statunitense durante l'esercitazione di guerra NATO (1) e a poche miglia di distanza una nave mercantile probabilmente transitata dal porto di Augusta. Come denunciato dal Coordinamento regionale dei comitati No Muos, le manovre militari di Dynamic Manta si stanno svolgendo in mancanza di un piano d'emergenza esterno, aggiornato e accessibile in base alla legge, per rispondere all'eventualità di un incidente atomico (2). A ciò si aggiungono i sensibili danni all'ambiente e alle economie marittime che questo genere di addestramento bellico necessariamente comporta.


foto di A. Di Stefano

foto di L. Manna

Nonostante le denunce e il presidio No War svoltosi domenica scorsa davanti ai cancelli della base navale di Augusta e poi in piazza e per le strade della città, la politica e le istituzioni locali - in primis, il Prefetto di Siracusa, la Sindaca, l'intera Giunta e il Consiglio comunale di Augusta - continuano a trincerarsi dietro un silenzio imbarazzante, ignorando le documentate proteste degli attivisti, la gravità della problematica sollevata e i connessi rischi per la sicurezza delle popolazioni (3).

Oggi è l'ultimo giorno dell'esercitazione Nato, ma altri devastanti war games in Sicilia e nel Mar Mediterraneo sono già in calendario. Resistere e opposi a questo stato di cose rimane il compito delle realtà sociali impegnate quotidianamente nella lotta contro la militarizzazione dei territori, la difesa dell’ambiente e la promozione di una cultura di pace, giustizia sociale, solidarietà e accoglienza.



Gianmarco Catalano




(1) All'esercitazione NATO in corso nel Mediterraneo, anche la Marina miliare francese schiera "un sottomarino nucleare d'attacco", come segnala la rivista francese Mer et Marine. Ecco l'elenco completo dei mezzi aeronavali schierati per l'edizione 2017 di Dynamic Manta:
fonte: Turkish Navy


(2) Mentre cresce la presenza di sottomarini russi schierati nel Mediterraneo, le forze Nato mostrano i muscoli attraverso le manovre di Dynamic Manta. Tra i paesi mediterranei, il primato per numero e qualità di sottomarini va alla Francia: 14 sommergibili, di cui 4 con capacità d'armamento nucleare. Seguono Turchia (13), Grecia (11), Italia (7), Spagna (3) e Portogallo (2). Gli Stati Uniti, invece, possiedono 82 sottomarini contro i 75 a disposizione della Russia: 13 (Russia) contro 14 (Usa) è infine il rapporto sul numero di sottomarini con capacità d'armamento nucleare


(3) Con Dynamic Manta  si gioca a "gatto e topo", ovvero la propaganda di guerra firmata Nato

Questo è il promo di Dynamic Manta diffuso dalla Nato per l'edizione dello scorso anno. Il video veniva accompagnato dal seguente messaggio: "It’s a game of cat and mouse in the Ionian Sea as eight nations - France, Germany, Greece, Italy, Spain, Turkey, the UK and the US – practice anti-submarine warfare as part of NATO exercise Dynamic Manta. But who will win? The cat, or the mouse?"
Un perfetto esempio di propaganda bellicista: come far passare una prova di guerra per un avvincente gioco "a gatto e topo". Chi vincerà? Tom o Jerry?