mercoledì 21 giugno 2017

GNL SÌ, GNL NO: l'(eco)insostenibile incoerenza di Legambiente


Lunedì scorso (19 Giugno) Legambiente Brindisi ha manifestato la sua netta contrarietà all'ipotesi di un terminal GNL (gas naturale liquefatto) nel porto di Brindisi (http://www.brindisioggi.it/legambiente-patroni-griffi-un-t…/). Queste le parole del suo presidente Nicola Anelli: «Proporre in questo contesto un terminal per GNL ed addirittura collegarlo alla green economy è un offesa per il territorio e per l’intelligenza di chi riceve questa proposta. Ricordiamo che qualsiasi ipotesi di terminale costiero è impensabile nel porto di Brindisi perché ad alto rischio di incidente rilevante e perché confliggente con quella green economy, assurdamente citata, che è invece il fondamento dello sviluppo del porto e del territorio all’interno della rete trans-europea dei trasporti. Chiediamo, quindi, di chiarire la proposta e di abbandonare qualsiasi ipotesi di movimentazione, stoccaggio, ed eventuale rigassificazione nel porto, pronti a presentare proposte di reale green economy e di reale decarbonizzazione che consiste nell'uscita dall'impiego in tutti gli impianti termoelettrici di tutti i combustibili fossili. In caso contrario, preannunciando quella mobilitazione che tanto ha contribuito a cancellare la realizzazione del rigassificatore».

RIASSUMIAMO. Secondo il presidente di Legambiente Brindisi, un terminale costiero di GNL «è impensabile nel porto di Brindisi perché ad alto rischio d'incidente rilevante» e perché «in conflitto con la green economy».
Per le stesse motivazioni enunciate da Anelli, sarebbe coerente dire NO ai progetti di terminal GNL anche per il porto di Augusta, anch'essa area industriale a rischio d'incidente rilevante (e di crisi ambientale e interesse nazionale per le bonifiche) proprio come lo è Brindisi.



E invece succede l'esatto contrario: ad Augusta, Legambiente si dice favorevole all'insediamento di un impianto costiero per lo stoccaggio del GNL. Che, conti alla mano, sarebbe il 18° stabilimento a rischio d'incidente rilevante (RIR) in un comprensorio industriale record in Europa per dimensioni e densità d'industrie pericolose (attualmente ben 17 sul totale di 74 presenti in Sicilia).


«Bisogna tenere presente che questa zona industriale ha una lunghissima esperienza nella produzione, stoccaggio e movimentazione dei gas», sostiene Enzo Parisi, storico rappresentante di Legambiente ad Augusta e componente del direttivo regionale dell'associazione ambientalista. Per Parisi il rischio derivante dalla presenza di terminal GNL nel Siracusano avrebbe «una dimensione che appare gestibile». Anche se, precisa, «ciò non vuol dire che ci si deve distrarre».

Nessuna parola, invece, sull'attuale scenario di rischio (industriale, sismico e nucleare) nel quale questo nuovo deposito di gas andrebbe a inserirsi. Alla faccia della sicurezza, dell'abbassamento della soglia di rischio e delle connesse aspettative di bonifica, riconversione ecologica e abbandono delle fonti fossili che gli abitanti del siracusano nutrono invano da decenni.

                                   

Una disattenzione, quella di Legambiente, già in parte dimostrata in occasione della proposta di un mega-rigassificatore nella zona di Priolo-Melilli presentata da Erg e Shell nel 2005 e abbandonata nel 2012 anche grazie alla tenace opposizione delle popolazioni locali. Come ha scritto il giornalista Salvatore Perna sul periodico La Civetta, allora Legambiente, in alternativa al rigassificatore, avanzava una proposta d'impianto per la «trasformazione del metano in idrocarburi puliti nel quadro di una forte innovazione tecnologica». Una proposta che però appariva «sganciata dai problemi posti dalle condizioni del sito dove dovrebbe sorgere il rigassificatore e non tiene conto dei rischi concatenati».

RIASSUMIAMO. Mentre a Brindisi, contro il GNL, Legambiente annuncia barricate, ad Augusta la stessa associazione è pronta ad applaudire i progetti dei famelici affaristi del gas liquido.
Un solo consiglio a Legambiente: mettetevi d'accordo e - anche se la vedo dura - cercate di recuperare quella credibilità politica che, passo dopo passo, continuate a perdere per strada.


Gianmarco Catalano

venerdì 9 giugno 2017

I bambini di Augusta (e di tutto il mondo) hanno diritto a sognare un futuro di pace


Il Comando marittimo della Sicilia, nel mese di maggio, ha invitato i dirigenti scolastici di Augusta a partecipare (all’interno dell’open day marisicilia) a varie manifestazioni e, in particolare, ad un momento di “intrattenimento musicale”, durante il quale sarebbero stati anche presentati musiche e canti della marina militare. Innanzitutto, ci piacerebbe sapere quanti Dirigenti hanno convocato i Collegi dei Docenti che, per legge, avrebbero dovuto inserire tale manifestazione nel piano delle attività della scuola. Ma, se abbiamo dubbi sul metodo, abbiamo certezze rispetto al merito dell’iniziativa. La scuola, coerentemente con la nostra Costituzione (art. 11, L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali) dovrebbe promuovere la pace, la cooperazione, i diritti/doveri dei cittadini e dei popoli. In sostanza, educare alla democrazia, che significa innanzitutto inclusione e rispetto, e valorizzazione, delle differenze. Nell’ “intrattenimento musicale” di cui stiamo parlando colpisce, in primo luogo, vedere tante bambine e tanti bambini vestiti allo stesso modo, in qualche misura “irreggimentati”, come non vorremmo che fossero. Ma, soprattutto, che senso ha condividere un canto nel quale vengono proposti i seguenti versi:

Andar pel vaso mar
ridendo in faccia a Monna Morte e al destino!
Colpir e seppellir

Ogni nemico
che s'incontra sul cammino!
E' così che vive il marinar
nel profondo cuor del sonante mar!

Del nemico e dell'avversità
se ne infischia perché sa che vincerà!



"Ridere in faccia alla morte", "seppellire il nemico"! Esaltano, purtroppo e drammaticamente, un linguaggio, un modo di pensare, del quale, visto il contesto terribile nel quale viviamo, dovremmo al più presto liberarci. Se non altro, in nome di  tutte le persone innocenti vittime dei “danni collaterali della guerra” e del terrorismo.

Le bambine e i bambini di Augusta, e di tutto il mondo, hanno diritto a sognare un futuro di pace, la scuola deve sostenerli e aiutarli in questa direzione. Quando si privilegia un percorso opposto, duole dirlo, la scuola viene meno ai propri compiti.

                                                                                                               

 Teresa Modafferi  - Portavoce provinciale COBAS-SCUOLA Catania



*per approfondire: https://nmenzulastrada.blogspot.it/2017/06/augusta-militarismo-vele-spiegate.html

mercoledì 7 giugno 2017

Augusta, militarismo "a vele spiegate": quando sport e scuola si fanno armi di propaganda

Se lo sport educa alla solidarietà e alla sorellanza tra culture e popoli, esso non può farsi strumento di propaganda militarista. E se la scuola italiana educa alla pace, docenti e presidi dovrebbero rifiutare le offerte formative delle forze armate finalizzate al reclutamento degli studenti




Il prossimo fine settimana si svolgerà ad Augusta l' 11° XIFONIO cup. III Trofeo velico MARISICILIA cup, che vedrà protagonisti la Marina militare e tutte le altre Forze Armate, con il finanziamento delle lobby industriali, al fianco di società sportive, istituti scolastici, club service, compagnie teatrali, gruppi di ballo e folk, scout, associazioni di volontariato e amministrazione comunale. Ad aprire la competizione "sportiva", ci penserà il 41° stormo dell'aeronautica di stanza presso la stazione italo-statunitense di Sigonella (base logistica e centro di comando internazionale per i droni da guerra a stelle e strisce) che farà esibire in volo uno dei suoi velivoli Atlantic. Poi ci saranno le esercitazioni "dimostrative" della Marina militare e la base navale sarà aperta al pubblico per le visite, così come la nave Foscari del comando per le forze di pattugliamento di Augusta.

Gli alunni delle scuole, accompagnati dai loro presidi e docenti, intoneranno alcune canzonette del repertorio della Marina risalenti al periodo fascista, al cospetto delle autorità militari e all'interno dei locali del Comando Marittimo. L'amministrazione comunale, per bocca del Sindaco, elogia questa manifestazione come «volontà encomiabile di apertura verso la città» da parte dell'Ammiraglio, mentre insieme a lui si appresta a premiare gli alunni vincitori del concorso "La Marina militare e lo sport" promosso nelle scuole da Marisicilia in collaborazione con il Comune di Augusta. 

Gli organizzatori della regata spiegano che si tratta di «un momento in cui l'Arma si avvicina alla gente e la gente si avvicina all'Arma, per cui è un vero e proprio momento di socializzazione». Insomma, un festival in armi che, con cadenza annuale, serve la propaganda militarista nel tentativo di accrescere la presa culturale sul territorio e nascondere gli effetti negativi che l'occupazione militare continua a produrre sulle popolazioni civili: sottrazione di luoghi pubblici, riduzione degli spazi di agibilità democratica e protagonismo civile, penalizzazione economica, danni ambientali e notevoli rischi per la salute e la sicurezza collettiva. Lo sport e la forza armata, stravolgendo i valori pedagogici a cui dovrebbe ispirarsi la scuola dell'Italia che "ripudia la guerra", vengono rappresentati in un connubio che si vorrebbe "naturale", restituendo così un'immagine dello sportivo sovrapposta a quella del soldato ubbidiente. Disciplina sportiva uguale disciplina di guerra.

Scrive in proposito Renato Rocco, coordinatore nazionale di Pax Christi: «Oggi abbiamo un esercito non più di “leva”, ma di “professionisti volontari”, il cui mandato non è portare i bambini al cinema, ma “difendere gli interessi ovunque minacciati o compromessi". Cioè fare la guerra. Sappiamo che le Forze Armate italiane stanno investendo molto per entrare nelle scuole. Così si fa cultura… di guerra! Se porti i bambini nel bosco fanno esperienza della natura e imparano a rispettarla, se li fai accompagnare dall’Esercito imparano ad apprezzare l’Esercito, e se poi il Generale spiega loro la Prima Guerra mondiale, la Grande Guerra… ancora di più! Qui invece si comincia a portare i bambini al cinema, poi magari anche a visitare la base di Cameri (Novara), a vedere da vicino quei gioiellini di aerei da guerra… E si coinvolgono anche le famiglie. Questa è cultura… di guerra. Questa è propaganda di guerra!»


Regalati un sussulto di dignità e protesta civile: boicotta con la tua non-partecipazione l' 11° XIFONIO cup. III Trofeo velico MARISICILIA cup!


Gianmarco Catalano

La militarizzazione in Sicilia, da Niscemi ad Augusta - VIDEO

I video degli interventi programmati dell'assemblea popolare dal titolo Augusta, porto nucleare nella Sicilia avamposto di guerra svoltasi ad Augusta il 20 maggio scorso



L'intervento di Pippo Gurrieri (Comitato No Muos Ragusa) su passato e presente della militarizzazione in Sicilia. Da un lato le principali vicende storiche che hanno segnato l'occupazione militare dell'Isola, dall'altro i movimenti e le resistenze territoriali contro guerre, militarismo e militarizzazione:


L'intervento di Gianmarco Catalano, attivista No Muos, sul tema della militarizzazione nel Siracusano e del rischio nucleare nel porto di Augusta. Tra depositi di missili e carburante, poligoni di tiro, antenne a microonde, pontili e istallazioni di supporto a navi e sottomarini nucleari d'attacco, quella del Siracusano è una delle aree a più alta densità di strutture militari in Italia:



Il servizio del Tg3 Sicilia del 20 maggio scorso sul presidio No Muos contro il G7 di Taormina e l'arrivo delle navi statunitensi di scorta a Trump nel porto di Augusta. Un presidio a cui hanno partecipato anche diverse/i attiviste/i del Comitato Stop Veleni per denunciare insieme la mancanza di un piano di emergenza esterna per il rischio atomico e rivendicare il blocco immediato al transito e alla sosta di navi e sottomarini a propulsione nucleare Usa e Nato nella rada megarese. No Muos, No war, No nucleare, No G7. Per una Sicilia e un Mediterraneo di pace e solidarietà tra i popoli:





Gianmarco Catalano




Il Coordinamento per Punta Izzo Possibile chiede un consiglio comunale monotematico



Il 5 giugno scorso il Coordinamento per Punta Izzo Possibile ha presentato al Comune di Augusta, indirizzandola al Sindaco, al Presidente del Consiglio e a tutti i Consiglieri comunali, una richiesta d’indizione di un Consiglio comunale monotematico sulla vicenda di Punta Izzo. Dopo il recente pronunciamento del Ministero della Difesa, riteniamo urgente e doveroso che il massimo organo di rappresentanza della comunità augustana si esprima con un chiaro indirizzo in merito all’istanza popolare di smilitarizzazione, bonifica e tutela di Punta Izzo sostenuta da migliaia di cittadini e dalla stessa Amministrazione comunale megarese. Chiediamo, inoltre, che ai lavori del Consiglio vengano invitati a partecipare i rappresentanti degli enti che a vario titolo sono coinvolti e/o rivestono responsabilità nella vertenza in oggetto, e in particolare: Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana; Soprintendenza ai BB.CC. di Siracusa; Libero Consorzio comunale di Siracusa; Agenzia del demanio di Stato; Comitato misto paritetico per le servitù militari (CoMiPa) per la Regione Siciliana; Ministero della Difesa; Ministero dell’Ambiente; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Il mantenimento di un vincolo militare e l’eventuale ripresa di esercitazioni a fuoco a Punta Izzo sono incompatibili con i vincoli ambientali (non derogabili dalle opere destinate alla difesa nazionale, secondo il Codice dell’Ordinamento militare) apposti nell’area dal Piano Paesaggistico della Regione Siciliana e con gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico dallo stesso Piano prescritti. L’area di Punta Izzo, infatti, è destinataria di un livello massimo di tutela (3) in virtù delle sue straordinarie valenze naturalistiche e archeologiche, comportando tale vincolo un divieto assoluto di edificabilità e persino di effettuare movimenti di terra che possano trasformare i caratteri morfologici e paesaggistici dell’area. A ciò si aggiunge la considerazione che il comprensorio costiero in questione è attiguo alle ex Saline Regina, cioè a un’importante area umida rifugio per l’avifauna, riconosciuta dall’Unione Europea come Sito d’Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS), che verrebbe minacciata nei suoi naturali equilibri dalla ripresa delle esercitazioni a fuoco nel vicino poligono militare.
Auspichiamo che il Consiglio comunale megarese faccia propria quest’istanza popolare, attivandosi a livello politico e amministrativo per scongiurare la paventata riattivazione del poligono di tiro e l’ulteriore impiego militare di un comprensorio costiero che attende da decenni di essere tutelato e valorizzato come parco eco-culturale e area marina protetta per tutti i cittadini.



[ N.B: nella mappa, estratta dal Piano Paesaggistico Regionale, sono indicate in rosa le aree con livello di tutela 3, tra le quali sono compresi proprio le ex Saline Regina e il comprensorio di Punta Izzo ]

- Coordinamento per Punta Izzo Possibile -


DI SEGUITO IL TESTO DELLA RICHIESTA PRESENTATA AL COMUNE DI AUGUSTA (omessi i dati personali dei richiedenti):
                                               Al Sindaco del Comune di Augusta, Maria Concetta Di Pietro
                                           Al Presidente del Consiglio comunale di Augusta, Lucia Fichera

                                                                                                                                                             
                                                                                                                                       e p.c.

                                                                             A tutti i Consiglieri del Comune di Augusta


Oggetto: richiesta indizione Consiglio comunale monotematico – vertenza Punta Izzo


I sottoscritti
in rappresentanza del Coordinamento per Punta Izzo Possibile:

Andrea Tringali, nato ----------------- e ivi residente in --------------- – CAP: 96011 - carta d’identità n°----------------

Maria Leonardi, nata ------------------ e residente ------------------  – CAP: 95126 – carta d’identità n° ------------------

Gianmarco Catalano, nato --------------- e residente -------------------- – CAP: 96011 – carta d’identità n°------------------

                                                    PREMESSO CHE

dal giugno 2016 il Coordinamento per Punta Izzo Possibile è promotore dell’istanza popolare finalizzata alla smilitarizzazione, la bonifica e la tutela eco-culturale del comprensorio costiero di Punta Izzo, sito in Augusta (SR) e attualmente afferente al demanio militare dello Stato;

nel novembre del 2016 il suddetto Coordinamento, oltre a numerose attività culturali e incontri pubblici con la cittadinanza, ha avviato una petizione popolare per la smilitarizzazione, la bonifica e la tutela di Punta Izzo, in forma cartacea e attraverso la piattaforma online change.org, che in pochi mesi ha superato ampiamente il migliaio di sottoscrizioni da parte dei cittadini di Augusta;

in data 22 dicembre del 2016 la suddetta petizione popolare, con la prima tranche di firme raccolte, veniva depositata presso il Comune di Augusta e consegnata nelle mani del Sindaco per le determinazioni conseguenti. Alla petizione veniva allegata una lettera (protocollo n°73842 del 23/12/2016) indirizzata al Sindaco, al Presidente del Consiglio comunale e a tutti i Consiglieri, nella quale si argomentavano le ragioni politiche e culturali della petizione popolare e veniva illustrata una proposta di iter politico-amministrativo che l’Ente comunale ha facoltà d’intraprendere per perseguire gli obbiettivi sottesi alla petizione popolare. Nella stessa lettera si richiedeva che la petizione popolare e i contenuti della lettera ad essa allegata venissero fatti «oggetto di specifico esame e conseguente deliberazione da parte, rispettivamente, della Giunta e del Consiglio comunale megarese, allo scopo di dare seguito a concrete azioni istituzionali secondo un indirizzo politico coerente con l’istanza fin qui rappresentata»;

in data 3 marzo 2017, con una nuova lettera (protocollo n°13588 del 06/03/2017) indirizzata al Sindaco, al Presidente del Consiglio comunale e a tutti i Consiglieri, i rappresentanti del Coordinamento per Punta Izzo Possibile interpellavano i suddetti soggetti istituzionali per conoscere le azioni politiche e amministrative intraprese e programmate dagli stessi per dar corso all’istanza espressa nella sopracitata petizione popolare;

in data 27 marzo 2017
il Sindaco inoltrava all’Amm. Nicola De Felice, Comandante del Comando Marittimo di Sicilia, una richiesta di attivazione delle procedure di dismissione del comprensorio costiero di Punta Izzo «con l’obbiettivo di riconvertire il sito in oggetto, attualmente bene demaniale militare, in un’area naturale e culturale aperta alla società civile, affinché ne sia garantita la fruizione pubblica per finalità sociali, in simbiosi con la tutela delle sue peculiarità naturalistiche, storiche, etnografiche e archeologiche»;

in data 3 maggio 2017 il Sottosegretario di Stato per la Difesa Domenico Rossi, in risposta a un’interrogazione del deputato Gianluca Rizzo (Interrogazione a risposta scritta 4-14295), riferiva che l’area militare di Punta Izzo «riveste particolare interesse per la Marina militare» in quanto utilizzata periodicamente dalla Forza armata «per attività addestrative periodiche che non richiedono l’uso di armi». Nella stessa nota del Sottosegretario Rossi si comunicava che il Ministero della Difesa «sta valutando la possibilità di ripristinare l’uso del poligono (mai dismesso)», ufficialmente disattivo dal 1983, così confermando una notizia già diffusa un anno prima da alcune testate giornalistiche, dalla quale erano scaturite le legittime preoccupazioni e la mobilitazione di tanti cittadini e associazioni contrari alla ripresa delle esercitazioni militari a fuoco nel comprensorio costiero;

in data 6 maggio 2017 con una nota congiunta il Coordinamento per Punta Izzo Possibile e l’Amministrazione comunale esprimevano contrarietà nei confronti dell’indirizzo del governo nazionale con riferimento all’impiego militare del comprensorio costiero di Punta Izzo e alla probabile riattivazione del poligono di tiro in loco, essendo tale destinazione d’uso palesemente incompatibile con i vincoli ambientali (non derogabili dalle opere destinate alla difesa nazionale) apposti nell’area dal Piano Paesaggistico della Regione Siciliana e con gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico dallo stesso Piano prescritti. L’area di Punta Izzo, infatti, è destinataria di un livello massimo di tutela (3) in virtù delle sue straordinarie valenze naturalistiche e archeologiche, comportando tale vincolo un divieto assoluto di edificabilità e persino di effettuare movimenti di terra che possano trasformare i caratteri morfologici e paesaggistici dell’area. A ciò si aggiunge la considerazione che il comprensorio costiero in questione è attiguo alle ex Saline Regina, cioè a un’importante area umida rifugio per l’avifauna, riconosciuta dall’Unione Europea come Sito d’Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS), che verrebbe minacciata nei suoi naturali equilibri dalla ripresa delle esercitazioni a fuoco nel vicino poligono militare;
                                                       
                                                          CHIEDONO

1. l’indizione di un Consiglio comunale monotematico che affronti la vertenza relativa alla smilitarizzazione, la bonifica e la tutela di Punta Izzo. Come Coordinamento per Punta Izzo Possibile, in rappresentanza di oltre un migliaio di cittadini firmatari della petizione popolare, riteniamo infatti fondamentale e doveroso che il massimo organo rappresentativo della comunità augustana si esprima con un chiaro indirizzo in merito, facendo propria l’istanza popolare in oggetto e attivandosi a livello politico e amministrativo per scongiurare la paventata riattivazione del poligono di tiro e l’ulteriore impiego militare di un comprensorio costiero che attende da decenni di essere tutelato e valorizzato come parco eco-culturale per tutti i cittadini;

2.
che alla/e seduta/e del Consiglio comunale qui richiesto possa essere ascoltata, avvalendosi del “diritto di udienza” riconosciuto dall’articolo 57 dello Statuto comunale, una rappresentanza del Coordinamento per Punta Izzo Possibile al fine di esporre compiutamente i termini e le ragioni dell’istanza popolare di cui lo stesso Coordinamento è promotore, così da offrire un contributo tecnico e politico alla miglior riuscita dei lavori del civico consesso;

3. che alla/e seduta/e del Consiglio comunale qui richiesto vengano invitati a partecipare i rappresentanti degli enti che a vario titolo sono coinvolti e/o rivestono responsabilità nella vertenza in oggetto, e in particolare:

- Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana
- Soprintendenza ai BB.CC. di Siracusa
- Libero Consorzio comunale di Siracusa
- Agenzia del demanio di Stato
- Comitato misto paritetico per le servitù militari (CoMiPa) per la Regione Siciliana;
- Ministero della Difesa
- Ministero dell’Ambiente
- Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo


Con osservanza,

Andrea Tringali

Maria Leonardi

Gianmarco Catalano






venerdì 2 giugno 2017

Augusta, rischio nucleare in porto e piano di emergenza fantasma


video

Nel video l'intervento della sindaca di Augusta Cettina Di Pietro 
durante l'ultimo consiglio comunale (25 maggio), sulla vicenda relativa al rischio connesso al transito e alla sosta del naviglio a propulsione nucleare nel porto megarese. S'invita a integrare e confrontare questo intervento con le disposizioni della normativa di settore riassunte in questa nota:  https://nmenzulastrada.blogspot.it/2017/05/chiarimenti-su-rischio-nucleare-e-piani.html


La sindaca si è limitata a farsi portavoce di
 quanto avrebbe appreso dalla Prefettura di Siracusa in un recente incontro: esisterebbe un piano di emergenza nucleare del 2007, quindi da aggiornare, ma che la sindaca non avrebbe mai avuto tra le mani. La prima cittadina ha perciò riferito una notizia (cioè l'esistenza di un piano di emergenza) che non ha direttamente verificato in concreto? La stessa sindaca ha dunque partecipato a un tavolo tecnico per contribuire ad aggiornare un piano che lei nemmeno conosce? Nessuna dietrologia: si tratta di domande legittime a cui occorrerebbe dare risposta nell'interesse dei cittadini e per la primaria tutela della loro sicurezza.

 
Un dato è certo: pur ammettendo che esista, questo piano di emergenza ad oggi rimane secretato, ossia inaccessibile, come documentano i rigetti recentemente ricevuti da alcuni cittadini e persino dal deputato nazionale Gianluca Rizzo in risposta alle richieste di accesso. La Prefettura di Siracusa prima ha fatto sapere che il piano "è in fase di aggiornamento", poi che "è in corso di definizione". Nel frattempo si omette di osservare l'obbligo (imposto dalla legge) d'informazione alla cittadinanza, che ha diritto di conoscere le norme comportamentali e le misure di sicurezza per la popolazione civile in caso d'incidente nucleare sulla base del piano ATTUALMENTE VIGENTE. Oltre a violare una specifica normativa italiana (D.Lgs. 230/95), così facendo, si sta omettendo di attuare quelle direttive comunitarie con essa recepite (direttive n. 89/618/Euratom e n. 96/26/Euratom).

Infine, a 8 giorni dall'esposto in procura e dall'appello dei comitati No Muos e di Peacelink, ancora nessun riscontro dalle istituzioni locali del comprensorio Siracusano in merito alla richiesta di vietare, come misura di prevenzione, il transito di navi e sottomarini nucleari nel porto di Augusta in mancanza di un piano prefettizio di emergenza esterna, aggiornato e accessibile al pubblico, per il rischio atomico. L'Italia, con referendum, ha scelto di dire NO al nucleare. Tuttavia, diversi porti italiani continuano a ospitare piccoli reattori atomici del naviglio militare di potenze straniere (Stati Uniti, Francia ecc.) che i tecnici dimostrano essere molto meno sicuri del nucleare civile. L'indifferenza, l'immobilismo amministrativo e l'inerzia della politica certamente non giovano alla tutela degli interessi della collettività. 

Cosa si aspetta a intervenire?


Gianmarco Catalano

mercoledì 31 maggio 2017

Chiarimenti su rischio nucleare e piani di emergenza (a beneficio di amministratori disinformati e prefetti inadempienti)

il sottomarino nucleare Uss Scranton approdato al porto di Augusta il 6 marzo 2011
Dopo le dichiarazioni espresse da amministratori e consiglieri nell'ultima seduta del Consiglio comunale di Augusta (25 maggio) sulla vicenda relativa al passaggio di sottomarini atomici nel porto megarese, sembra necessario offrire pubblicamente alcune informazioni essenziali e utili a correggere affermazioni giuridicamente inesatte e stimolare un efficace intervento delle istituzioni civili e politiche nonché un attivismo consapevole di tutti i cittadini. Ecco una breve nota informativa su rischio nucleare e piani di emergenza per la sosta e il transito del naviglio nucleare in porto
Il decreto legislativo 17 marzo 1995 n. 230 e s.m.i., attuativo delle direttive n. 89/618/Euratom e n. 96/26/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti, prevede che lo Stato provveda alla tutela delle popolazioni potenzialmente esposte al rischio di incidenti negli impianti nucleari delle varie tipologie mediante la predisposizione di specifici piani di emergenza (art 115, d.lgs. 230/95). Detto obbligo sussiste anche nei casi in cui il rischio non sia preventivamente correlabile con alcuna area del territorio nazionale, nei casi di impianti situati al di fuori del territorio nazionale, nel corso di trasporti di sostanze radioattive e – in particolare – in caso di incidenti su naviglio a propulsione nucleare in aree portuali. Aspetto fondamentale della predisposizione dei piani di emergenza per i cc. dd. rischi di incidente nucleare è la specifica campagna di informazione (art 129, d.lgs. 230/95) a carattere obbligatorio: le informazioni devono essere sempre accessibili al pubblico e devono essere fornite senza che la popolazione debba richiederle. La popolazione deve, inoltre, essere regolarmente informata e regolarmente aggiornata sulle misure di protezione sanitaria ad essa applicabili nei vari casi di emergenza prevedibili, nonché sul comportamento da adottare in caso di emergenza nucleare (art 130, d.lgs. 230/95). Di seguito alcuni stralci della normativa di settore seguiti da un chiarimento, risalente al febbraio del 2000, dell’allora Sottosegretario di Stato alla Difesa Gianni Rivera in risposta a un’interrogazione parlamentare ( Interrogazione Bertinotti e Nardini 5-07370 ). ART 116, D.LGS 230/95:Il prefetto (...) predispone il piano di emergenza esterna su territorio della provincia. Per l'attività di cui al comma 1 il prefetto si avvale di un Comitato operante alle sue dipendenze e composto da: a) il questore; b) il comandante provinciale dei vigili del fuoco; c) il comandante provinciale dell'arma dei carabinieri; d) un rappresentate dei competenti organi del servizio sanitario nazionale; e) un rappresentante dei competenti organi veterinari; f) un ispettore laureato in materie tecnico-scientifiche o in medicina e chirurgia dell'Ispettorato del lavoro competente per territorio; g) un ingegnere capo del genio civile; h) un rappresentante del competente Ispettorato compartimentale della motorizzazione civile e dei trasporti in concessione; i) un rappresentante del competente comando militare territoriale; l) un rappresentante del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato; m) un ufficiale di porto designato dai capi dei compartimenti marittimi interessati. Sono chiamati a partecipare ai lavori del Comitato di cui al comma 2 esperti dell'ANPA, un rappresentante della regione o dell provincia autonoma e un rappresentante del titolare dell'autorizzazione o del nulla osta. Il comando provinciale dei vigili del fuoco esplica i compiti di segreteria e attua il coordinamento dei lavori. Per tali lavori il prefetto si avvale altresi' dei rappresentanti di enti, istituzioni ed altri soggetti tenuti al concorso ai sensi dell'articolo 14 della legge 24 febbraio 1992, n. 225”. DAL DPCM 10 FEBBRAIO 2010: linee guida per la pianificazione di emergenza nelle aree portuali interessate dalla presenza di naviglio a propulsione nucleare: “Per la redazione del piano di emergenza esterna in questione assume valenza fondamentale la redazione del rapporto tecnico. Tale rapporto verrà predisposto, per il naviglio militare, dal Ministero della difesa e, per il naviglio civile, dall'agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici in collaborazione con l'autorità portuale o con l'autorità marittima per gli elementi d'informazione di specifica competenza. (...) Nel caso di aree portuali o installazioni militari il rapporto tecnico verrà trasmesso dall'amministrazione militare all'agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici. L'agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, sulla base del rapporto tecnico, redigerà una relazione critica riassuntiva sulle conseguenze radiologiche e sulla necessità di monitoraggio ambientale consequenziale. (...) Al fine di assicurare la protezione della popolazione e dei beni dagli effetti dannosi derivanti da una emergenza nucleare nelle aree portuali interessate dalla presenza di naviglio a propulsione nucleare il prefetto competente predispone o aggiorna, sulla base del rapporto tecnico di cui al paragrafo precedente un apposito piano di emergenza esterna dell'area portuale d'intesa con la regione o con la provincia autonoma interessata, nelle sue componenti di protezione civile e sanità; le medesime amministrazioni regionali ovvero le province autonome interessate provvedono al rilascio dell'intesa dianzi richiamata sentite le amministrazioni locali interessate”. GIANNI RIVERA, SOTTOSEGRETARIO DI STATO PER LA DIFESA, FEBBRAIO 2000: Non rientra nella competenza delle Amministrazioni militari la elaborazione di «Piani d'emergenza per la popolazione civile». I piani d'emergenza relativi alla sosta nei porti di unità a propulsione nucleare approntati dai Comandi militari marittimi hanno lo scopo di dettare disposizioni di dettaglio in merito alle azioni da attuare per il monitoraggio delle manovre e della sosta delle unità in esame, negli ambiti portuali e nelle relative rade e di prevedere interventi di concorso ai competenti organismi locali e della protezione civile nella remota eventualità di incidenti che vedano coinvolte tali unità; è per questo motivo che i piani di emergenza predisposti dai Comandi militari marittimi sono estesi, tra gli altri, alle Prefetture interessate, cui risale la competenza per provvedere ad integrare i pertinenti piani di emergenza di protezione civile con le previsioni elaborate dai Comandi militari locali. Le Amministrazioni comunali interessate sono anch'esse in possesso dei piani di emergenza in materia di protezione civile ed hanno pertanto compiuta cognizione della tematica in esame”.
Da questa nota deduciamo 5 cose:
1. La predisposizione e l'aggiornamento del piano di emergenza esterna per la sosta e il transito del naviglio a propulsione nucleare nei porti, a livello locale, sono competenza del Prefetto territorialmente competente;

2. I cittadini hanno diritto di essere regolarmente informati sul comportamento da tenere in caso di emergenza radiologica. Non farlo significa violare la legge e mettere ancor più a repentaglio la sicurezza delle popolazioni civili; 

3.Per predisporre il piano di emergenza per il naviglio nucleare, il Prefetto si avvale di un apposito Comitato istituzionale che è alle sue dipendenze;

4. Non è compito dell'Amministrazione militare (esercito, marina o chicchessia) la redazione di un piano di emergenza esterna per il naviglio nucleare finalizzato alla protezione delle popolazioni civili. Compito dei militari è fornire un rapporto tecnico che sarà utilizzato per la redazione del suddetto piano da parte del Prefetto;

5. La pianificazione di emergenza in questione prevede anche il coinvolgimento delle Amministrazioni comunali competenti per territorio, che hanno il dovere di vigilare sulla corretta applicazione della legge e sulla tutela dell'ambiente, della sicurezza e della salute dei propri concittadini dal rischio nucleare.
Qui l'esposto alle procure di Siracusa e Catania presentato dai comitati No Muos e dall'associazione Peacelink: http://www.peacelink.it/disarmo/docs/5150.pdf
Gianmarco Catalano