venerdì 27 maggio 2016

'Concordia' ad Augusta: tutti pronti per l'affare del gas liquido


Depositi di metano tra petrolio, discariche e basi militari

Il nuovo business all'attacco del Sud


A quattro anni dalla scampata minaccia di un rigassificatore, dopo la resa di Erg e Shell, lo spettro di un terminal del gas liquefatto è tornato a sorvolare le banchine del porto di Augusta. Lì dove, intanto, la Procura di Potenza continua a indagare sugli affari al petrolio orditi dal “quartierino” di Gianluca Gemelli, il compagno dell’ex ministra Federica Guidi. Tra raffinerie, basi e ordigni militari, inceneritori, cementifici riciclatori di petcoke e discariche di rifiuti tossici. La terra di frontiera più saccheggiata del sud Europa.  


Nessun progetto è stato ancora ufficialmente presentato, e difficilmente lo si farà prima dei decreti sblocca-miliardi promessi dal governo Renzi. Così, nell’attesa, si prepara il terreno del consenso, sciorinando analisi “green” unite a ipotesi infrastrutturali, grafici 3d e previsioni di mercato. Una cordata d’industriali incontra sindaci e dirigenti portuali nei convegni organizzati da comitati di propaganda lobbystica, spacciati per “iniziative indipendenti”,  sotto l’egida della Marina militare italiana



Alleanze trasversali sotto il segno del GNL


«
Le analisi sul potenziale di mercato del GNL (gas naturale liquefatto, ndr) nel Canale di Sicilia sono davvero confortanti. Il solo porto di Augusta ne potrebbe utilizzare per 500 mila tonnellate. Anche pensando ad un 10% di trasformazioni all’anno si giustifica un deposito da 5-10 mila metri cubi di capacità, che avrebbe un costo abbastanza contenuto, sui 30-40 milioni di euro». A parlare è Diego Gavagnin, consulente e coordinatore scientifico di ConferenzaGNL, un comitato che dal 2013 gira l’Italia perorando la causa della “rivoluzione GNL”, attraverso fiere e workshop finanziati dai big dell’industria dei combustibili fossili e del settore  navale, civile e militare. Dalle transnazionali Eni e Wartsila, passando per i colossi del metano Polargas, Gas and Heat, Ham Italia e Liquigas, fino all’ingegneristica di Vanzetti e Mes. Un lungo elenco in cui, come “sponsor Platinum”, figura pure Caronte&Tourist del duo Franza-Matacena, monopolista del traghettamento sullo Stretto di Messina e socia del consorzio Sicilia Navtec. Come evidenziato dal giornalista Antonio Mazzeo, ciò che più salta all’occhio di questo consorzio sono i legami trasversali con gli ambienti politici. Il presidente del suo consiglio d’amministrazione, ad esempio, è Gaetano Cacciola, vicesindaco nella giunta messinese capitanata da Renato Accorinti. Amministratore delegato è, invece, Daniele Noè, stretto congiunto di Marina Noè, l’ex assessore all’Industria della giunta di Totò Cuffaro e candidata nelle file dell’Udc alle elezioni europee del 2008 al fianco del fu governatore Raffaele Lombardo


Petrolio, discariche, rifiuti Ilva…


Sempre dentro Sicilia Navtec, restando tra le imprese megaresi, si trova anche la Nico, azienda di bonifica industriale, attiva per conto delle grandi compagnie petrolchimiche, ereditata dai fratelli Gianni e Pietro Balistreri. Un gioiello di famiglia fondato nel 1977 dal padre Giovanni, oggi defunto, che compare nella lista dei presunti affiliati alle logge massoniche diffusa nel 2009 dalla storica rivista d’antimafia La Voce delle voci. Oggi entrambi i suoi figli siedono in seno al comitato portuale di Augusta guidato, fino a qualche giorno fa, dall’ex commissario straordinario Alberto Cozzo, che è accusato dalla magistratura lucana di aver spalleggiato Gemelli nell’occulta operazione volta ad accaparrarsi il pontile di punta Cugno per lo stoccaggio del petrolio proveniente dalla Basilicata. Ma Gianni Balistreri è anche amministratore unico della società La Ginestra, socia al 12,5% di Cisma, impresa di gestione dell’omonima discarica di rifiuti speciali ubicata a Melilli. Qui, a febbraio dello scorso anno, sono state scaricate 10mila tonnellate di polverino dell’Ilva di Taranto arrivate via mare. A curarne il trasporto dalla rada megarese fino alla discarica Cisma è stata Isia global service, la società di cui era avvocato fiduciario proprio l’allora commissario portuale Cozzo. Il tutto avveniva in un periodo in cui la stessa Cisma era soggetta a interdittiva antimafia. Una misura preventiva firmata dalla prefettura di Siracusa e scaturita dalle dichiarazioni del pentito di mafia Santo La Causa, che additavano l’imprenditore catanese Antonino Paratore  – socio di maggioranza di Cisma – di essere il prestanome del boss Maurizio Zuccaro. Un’affermazione che i giudici non sono ancora riusciti a provare.



… E una storia che puzza di camorra



Nella scena di questo ricco palcoscenico, dunque, ben presto potrebbero fare il loro ingresso i nuovi attori della “compagnia GNL”. «Ci sono tutte le condizioni perché quell’area divenga uno dei poli principali di sviluppo del metano liquido nel Mediterraneo». Roberto Madella, amministratore delegato di Polargas, ne è convinto: «Un buon deposito ad Augusta sarebbe la soluzione migliore» per lanciare «l’intera costa meridionale siciliana» nella corsa al gas combustibile. «E dove succedono le cose nel GNL – annuncia Madella - lì vogliamo essere anche noi». Quel «noi» vuole dire, appunto, Polargas, una delle 67 società satellite di Cpl Concordia, la cooperativa-holding emiliana di cui lo stesso Madella è dirigente sin dal 1995 e, dall’ottobre 2014, responsabile per il settore GNL. Sempre Madella è anche il presidente di Higas, una società pronta a realizzare il primo terminal di GNL nel Mediterraneo, presso il porto industriale di Oristano. Il progetto prevede l’istallazione di sei serbatoi costieri per una capacità totale di 9 mila metri cubi . Che si aggiungerebbero ai 22 mila risultanti dalla somma di altri due depositi proposti, rispettivamente, da Edison e Ivi Petroliera, in attesa delle autorizzazioni di rito. A detenere la proprietà di Higas sono Gas and Heat e Concordia. Ed è ancora quest’ultima ad aver messo in funzione il primo e unico mini-rigassificatore della Sardegna, che alimenta lo stabilimento lattiero-caseario A3 di Arborea.
Accanto ai business, però, a impressionare di Concordia sono soprattutto i guai giudiziari che coinvolgono i suoi ex vertici. Dallo scorso anno, infatti, il gruppo emiliano è accusato dalla Dda di Napoli di essere sceso a patti con il clan dei Casalesi, per spartirsi appalti e subappalti relativi alla metanizzazione di alcuni Comuni del Casertano, all’indomani della legge 266 del 1997 che erogò miliardi per le infrastrutture del gas nel Mezzogiorno. In parallelo, un altro filone dell’inchiesta riguarda la metanizzazione dell’isola di Ischia: una storia di corruzione e tangenti attraverso fondi neri in Tunisia, che chiama in causa anche il sindaco ischiano Giuseppe Ferrandino. Sul banco dei principali imputati c’è Roberto Casari, presidente di Concordia dal 1976 fino al rinnovamento della governance seguita alla bufera giudiziaria, insieme ad altri ex manager e imprenditori locali nel presunto ruolo di mediatori tra la cooperativa e la camorra. Un caso scaturito dalle dichiarazioni di Antonio Iovine e Nicola Panaro, boss di Casal di Principe divenuti collaboratori di giustizia. 
Si tratta di accuse ancora tutte da dimostrate nelle aule di tribunale, ma che non hanno risparmiato una prima levata di scudi da parte degli opinion maker del settore energetico. 
«E pensare che, nella mia ingenuità, credevo che ai dirigenti delle aziende del Nord con il coraggio di scendere sotto Roma per realizzare opere di pubblica utilità e modernizzare il Mezzogiorno, si dovessero fare ponti d’oro, certo non sbattuti in galera in questo modo».  Era il commento del Diego Gavagnin di ConferenzaGNL, dalle pagine de Il Rottamatore, a quaranta giorni dalla prima retata del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Napoli. Due mesi più tardi, nuovi arresti vedevano tra i destinatari ancora il “dominus” Casari, questa volta per l’altro capitolo di appalti in odor di camorra ottenuti da Concordia nel Casertano. Un affare “gasato” da circa 23 milioni di euro di contributi pubblici, dei quali la coop emiliana avrebbe versato una parte ai Casalesi, in aggiunta alle tangenti preventivate e inserite nel prezzo dei lavori.


Come
aggirare le leggi sui pericoli d’incidente rilevante…  


Nel frattempo,  anche l’Europa e il governo Renzi sono scesi in campo per favorire il nuovo affare del metano liquido. Terminal, depositi costieri, container mobili e chiatte cisterna: tutti interventi di logistica che Bruxelles impone di realizzare in 10 o 15 anni al massimo. L’attenzione maggiore è rivolta ai porti della rete centrale Ten-T (Trans europeanNetwork – transport). In Italia se ne contano 14, e tra questi sono inclusi gli scali siciliani di Palermo e Augusta. Al diktat europeo (direttiva 94/2014) è obbligatorio adeguarsi con «disposizioni legislative, regolamentari e amministrative» entro il 18 novembre 2016.  Per quella data, il ministero dello Sviluppo economico assicura che arriveranno le linee guida per l’avvio delle opere infrastrutturali. L’obbiettivo è di immolare il sud Italia nel ruolo di mega-hub euro-mediterraneo del gas


Nel Documento di consultazione per una Strategia Nazionale GNL, il ministero evidenzia che «la quasi totalità degli impianti al servizio della distribuzione finale del GNL» saranno costituiti da stoccaggi di capacità inferiore alle 50 tonnellate. Il motivo è dichiarato:  questi “piccoli” impianti «per le loro caratteristiche non sono oggetto di procedimenti autorizzativi con obbligo d’informazione, consultazione e partecipazione da parte del pubblico interessato, né per quanto riguarda la prevenzione del rischio incidentale né per la tutela ambientale». Il gas naturale liquido, inoltre, «quando presente in quantità inferiori alle 50 tonnellate», non soggiace alla normativa sui controlli dei pericoli d’incidente rilevante connessi a determinate sostanze pericolose.


… E “minimizzare” le opposizioni popolari 


La promessa da
Roma per gli investitori, come sempre, è quella di sovvenzioni economiche, agevolazioni fiscali e snellimento delle procedure d’autorizzazione per i nuovi impianti di stoccaggio. Il copione è lo stesso di quello recitato per la campagna nazionale sui rigassificatori,  per altro ancora annoverati come impianti strategici da integrare nella filiera dell’utilizzo diretto del gas liquido.  Questa volta però, sulla scorta dell’esperienza delle forti opposizioni popolari ai terminali di rigassificazione, il governo corre ai ripari. E lo fa disegnando dall’alto la strategia per fabbricare il consenso sui territori. «Allo stato attuale – si legge nello stesso documento ministeriale sulla strategia GNL – le piccole e medie infrastrutture legate allo sviluppo della filiera del GNL ancora poco conosciute, non costituiscono oggetto di dinamiche di conflitto ambientale come accaduto nel caso dei grandi terminali di approdo delle navi gasiere per lo stoccaggio e la rigassificazione del GNL». Per il governo, tuttavia, è meglio giocare d’anticipo per «mettere in atto tutte le azioni che possano creare le migliori condizioni di accettabilità sociale», nonché «adottare le iniziative che possano prevenire e minimizzare i conflitti attorno alle politiche di sviluppo delle infrastrutture energetiche che durante i singoli procedimenti autorizzativi». E allora, ecco in programma «l’uso preventivo degli strumenti di informazione, comunicazione e partecipazione» per «ridurre e/o prevenire il fenomeno delle opposizioni locali». Un processo, sottolinea il ministero, «funzionale alla creazione di quel consenso che può dare legittimità all’operato dei legislatori». La campagna del gas è appena cominciata.
 



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