lunedì 26 settembre 2016

Ad Augusta ci sarà mai un'accoglienza degna per i/le migranti?

Decine di migranti, per lo più minori non accompagnati, stipati per settimane nella tendopoli allestita in un porto blindato e militarizzato, in condizioni igienico-sanitarie indegne. Senza prospettive reali di accoglienza e senza le più elementari tutele giuridiche a salvaguardia dei loro diritti umani. Succede ad Augusta, in provincia di Siracusa, dove da mesi gli sbarchi e le attività di identificazione-deportazione-espulsione del sistema Frontex proseguono al riparo dagli occhi indiscreti dei giornalisti “non-accreditati” e delle realtà antirazziste e solidali, a cui viene negato l’accesso e la possibilità di monitorare la situazione in cui versano i migranti nell’area di sbarco. Così, quanto accade ad Augusta lo si apprende soltanto dalle testimonianze dirette dei migranti che da quel limbo sono transitati e che la sera si incontrano alla stazione di Catania. Alcuni adolescenti raccontano di essere riusciti a scappare dopo diversi giorni passati da detenuti nella tendopoli, soffrendo il caldo torrido e presidiati dagli agenti di polizia, senza mediazione culturale e senza ricevere alcuna informazione sull’accesso al diritto d’asilo e alla protezione umanitaria. Altri, invece, dicono di essere stati forzati al rilascio delle impronte digitali a colpi di manganello elettrificato; altri ancora, dopo l’identificazione, di essere stati semplicemente abbandonati sulla strada, e di averla percorsa a piedi – quaranta chilometri di asfalto - per raggiungere la città etnea.    

La realtà di Augusta rappresenta solo un tassello del complesso sistema istituzionale della pessima accoglienza e dell’inferno di abusi, violenze, diritti negati e sfruttamento che colpisce le vite di migliaia di uomini, donne e bambini migranti. Tuttavia, si tratta di un tassello piuttosto peculiare, se si considera l’importanza di quel territorio sotto il profilo degli interessi economico-industriali e militari che lo attraversano. In proposito, il recente scandalo d’inchiesta Petrolio ha offerto solo uno spaccato, certamente non esaustivo, dei perversi intrecci affaristici esistenti tra lobby industriali, autorità portuale e vertici della marina militare italiana. Ed è in questo contesto, d’altro canto, che si era consumata la compatta levata di scudi – dai 5 stelle ai fratelli d’Italia, dall’amministrazione comunale pentastellata all’ex commissario straordinario portuale Alberto Cozzo, attualmente inquisito dai magistrati lucani - contro la nascita di un hotspot al porto commerciale megarese.

Nello specifico, l’opposizione dell’amministrazione comunale di Augusta all’hotspot – così come il No degli altri soggetti politici e istituzionali - non ha preso di mira ciò che di nefasto questo approccio securitario rappresenta per i migranti, quanto piuttosto la destinazione tout court di una parte del porto commerciale come area di sbarco. Nessuna parola, infatti, si è mai spesa per denunciare la violazione dei diritti umani e l’illegalità, sotto il profilo del diritto interno ed europeo, del sistema hotspot, considerate per esso l’assenza di cornice giuridica e l’assoluta discrezionalità sulle procedure d’identificazione affidate interamente alla polizia. Nessuna parola nemmeno sugli abusi e sulle pratiche violente  – documentate, ad esempio, nel recente rapporto di Oxfam Hotspot, il diritto negato e dai numerosi report di Borderline Sicilia – a cui vengono sottoposti i migranti all’interno dei porti d’arrivo, tra i quali proprio quello di Augusta.

    


L’utilizzo del porto per accogliere i migranti “svilisce le ambizioni economiche” «non solo della città ma dell’intera regione», secondo la sindaca di Augusta Cettina Di Pietro, che da più di un anno continua a lanciare appelli al governo – compreso, da ultimo, l’annuncio di uno sciopero della fame - affinché Augusta non resti «il porto degli immigrati» - la citazione è testuale - per «non mortificare i piani di sviluppo» dello scalo commerciale.  Ed è sempre la sindaca, come nella peggiore propaganda leghista, ad agitare lo spauracchio del “pericolo per la sicurezza dei cittadini”, sostenendo l’equazione tra fenomeno migratorio e rischio di attentati terroristici. Un’equazione banale e frutto di una palese disinformazione, ma pericolosa per il messaggio di xefonobia che finisce per trasferire sull’opinione pubblica. Se poi a questo si aggiunge il populismo dei “45 euro a minore migrante e nessuno per i figli degli italiani” – fatto proprio dalla stessa sindaca in occasione di un confronto tv su La7 – ecco che il discorso precipita sensibilmente e diviene alimento per i peggiori umori reazionari e razzisti.

 
        

Eppure, al cospetto dell’inferno della malaccoglienza istituzionale dall’alto, comuni come quello di Augusta potrebbero fare tanto imboccando la strada della solidarietà, e disobbedendo alle politiche liberticide messe in campo dai governi centrali. Il terreno fertile non manca di certo: la cittadinanza megarese, con l’esperienza dei bambini delle scuole verdi, due anni fa ha già dato prova di grandi slanci di umanità e accoglienza; in quell’occasione, tanti furono i minori presi in affido dalle famiglie, mentre le associazioni, le parrocchie e moltissimi volontari si attivavano con iniziative di solidarietà. Quell’esperienza, qualche mese più tardi, purtroppo venne troncata insieme ai legami umani che aveva visto nascere, con la deportazione dei minori al centro di Città Giardino del Buzzi di mafia capitale.          
Oggi, si tratterebbe di riprendere il filo di quei legami tranciati, tornando a coinvolgere la comunità di Augusta rispetto a un fenomeno che la riguarda direttamente, nonostante da questo continui ad essere tenuta scientemente lontana. Un punto, in questa direzione, dev’essere però chiaro: l’accoglienza e la solidarietà non sono un “problema” da gestire, né tanto meno un business da appaltare, ma una risorsa umana e culturale nonché una pratica sociale che ogni comunità lungimirante dovrebbe ricercare e promuovere attivamente. Esempi virtuosi come quello di Riace e del sindaco Mimmo Lucano, sono lì a mostrare un orizzonte possibile: un paesino di appena 1.800 anime capace di accogliere nel suo tessuto sociale, culturale ed economico fino a 550 cittadini immigrati, facendo della solidarietà un’occasione storica di rinascita comunitaria.   

Sarebbe bene, pertanto, che la sindaca di Augusta approfondisca seriamente la tematica e ribalti la sua posizione in merito, abbandonando gli argomenti populistici e scegliendo di stare realmente dalla parte dei migranti e dei loro diritti; anche a proposito del progetto di un Cara a Melilli, che sarebbe l’ennesimo lager etnico in Sicilia, per la cui apertura la stessa Di Pietro si dice favorevole e pare stia spingendo.    
E infine, sul porto: nessun “piano di sviluppo commerciale” – ammesso che lo “sviluppo” sia ancora il paradigma da seguire – può essere anteposto agli interessi delle persone, alle loro vite e ai loro destini. Altrimenti è meglio abbandonare quei piani: sarebbero tossici per la comunità e buoni solo ad arricchire lobby, mafie e speculatori. Nient’altro che lo stesso tragico copione recitato per il petrolchimico siracusano da sessant’anni a questa parte.

Rete Antirazzista Catanese

giovedì 15 settembre 2016

Il Processo alla Sicilia di Pippo Fava: guerra e miseria viste da Augusta


Nell'anniversario della sua nascita, un ricordo di Pippo Fava attraverso un estratto di quanto il giornalista catanese scriveva a proposito di Augusta, in relazione alle vicende della sua piazzaforte militare. Due brevi ritagli, insieme lucidi ed efficaci, di un testo che vale certamente la pena di leggere per intero.
Queste parole di Fava sono state scritte nel 1967, ci aiutano a far memoria storica e riescono a interrogare con leggerezza ancora oggi. E forse più di ieri. Sono parole vive e urgenti, stante la brutale attualità delle guerre - e malgrado la retorica umanitaria dei governi si sforzi di nasconderle - insieme alle pesanti ricadute che il militarismo e l'occupazione militare dello spazio civile continuano a produrre sulle comunità. Ad Augusta e in Sicilia, come altrove.



L'ambizione borghese sembra un po' il destino di questa città. Uno strano destino, quasi inverosimile. Durante la guerra la piazzaforte navale di Augusta era la più potente del Mediterraneo, ospitava sommergibili, mezzi da sbarco, Mas, siluranti, idrovolanti, ed era protetta da un treno armato di sedici cannoni, da un nugolo di batterie contraeree e da quattro batterie antinave da 381, cannoni giganteschi di venti metri, intanati in invulnerabili caverne di roccia. Potevano scagliare mezza tonnellata di ferro e tritolo a trenta chilometri di distanza. Erano l'orgoglio della Marina, con una sola bordata avrebbero potuto far saltare in aria qualsiasi corazzata dell'Home fleet. Invece non spararono un colpo. Quando avvenne lo sbarco alleato sulle coste siciliane, i carri armati inglesi sbucarono dalle alture di Siracusa e l'ammiraglio comandante della piazzaforte diede l'ordine del «si salvi chi può»; si mise una giacca da yachtman, un elegante borsalino in testa e si imbarcò a Brucoli su un bagarozzo di pescatori.


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Le sole attrezzature che stranamente funzionano (ad Augusta, ndr) sono i moli militari dove si allineano le motovedette. Uno spettacolo che conforta lo spirito patrio del cittadino. Si ha la curiosa impressione che la repubblica italiana sia più disposta a vincere una nuova eventuale guerra, che non ad aiutare i siciliani a vincere la loro vecchia e sicura miseria.

(Giuseppe Fava, estratti da Processo alla Sicilia, 1967)

martedì 13 settembre 2016

Da zona militare a Parco naturale e culturale: ritroviamo Punta Izzo


Per dare seguito alla buona riuscita della manifestazione dello scorso 7 agosto, il Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo indice un'assemblea pubblica in Piazza Turati (ex mercato del pesce) per venerdì 16 settembre alle ore 18. Del Coordinamento fanno parte le associazioni Legambiente Augusta, Decontaminazione Sicilia, Natura Sicula onlus e il Comitato di base NoMuos/NoSigonella. 


L'incontro è rivolto alla cittadinanza e punta a far crescere la mobilitazione popolare per il riconoscimento di Punta Izzo come parco naturale e culturale libero dai vincoli militari e fruibile dalla comunità di Augusta. 

A stimolare il dibattito pubblico, attraverso un approfondimento della storia e del valore naturalistico e culturale di Punta Izzo, ci saranno attivisti e cittadini solidali, giornalisti, legali esperti di tematiche ambientali e studiosi. Tra questi: Fabio Morreale, presidente di Natura Sicula onlus e Nicola Giudice, legale del Centro di azione giuridica di Legambiente Sicilia. In rappresentanza dell'amministrazione comunale, ha risposto positivamente all'invito anche l'assessore all'Ambiente Danilo Pulvirenti.

Crediamo che il confronto con la cittadinanza e la partecipazione dal basso siano elementi fondamentali per dare forza e significato a questa istanza nell'interesse di una collettività sempre più privata di spazi sociali, così come del diritto di accedere al mare e di godere di aree verdi. 

Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo

Sbarchi blindati: migranti e diritti umani in pericolo. Da che parte stanno le associazioni umanitarie?


E' da poche ore iniziato lo sbarco nel varco 4, al porto etneo, della nave Golfo Azzurro della Boat Refugee foundation con a bordo 346 migranti: anche stavolta l'area è interdetta alle associazioni solidali e ai giornalisti indipendenti "non accreditati". Per poter assistere allo sbarco, anche solo a distanza, bisognerebbe essere autorizzati dalla Prefettura, altrimenti si è osservatori sgraditi. Come in precedenza, le associazioni umanitarie e le ong si occupano ognuna dello spicchio di attività di propria competenza, senza nessun interesse a riflettere e prendere posizione sul protocollo securitario seguito per gli sbarchi e sul trattamento disumanizzante riservato ai migranti.

Da soli e da mesi denunciamo che in assenza di media e realtà associative indipendenti dalle "autorizzazioni" - il che significa non allineate e critiche sulle pratiche istituzionali di (dis)accoglienza - qualsiasi abuso è possibile ai danni dei migranti, salvati dai frequenti naufragi ma in balìa di leggi e pratiche liberticide che li ricollocano (come se fossero oggetti da parcheggiare dove capita) in qualsiasi paese europeo o li respingono nei paesi di provenienza, condannandoli a una vita da invisibili nella fortezza Europa.
Oramai grazie a Frontex, al sindaco Bianco e al ministro Alfano, l'accoglienza dei/lle migranti, con l'alibi della lotta al terrorismo, è divenuta solo una questione di ordine pubblico da gestire come se si fosse nei pressi di una base militare. E il porto di Catania, come l'ex monastero S.Chiara, ne fa le spese.
Ancora una volta chiediamo a tutte le realtà coerentemente umanitarie che, già a bordo delle navi e prima dell'arrivo in porto, siano fornite ai/alle migranti le adeguate informazioni sulle procedure per esercitare il diritto d'asilo. Alle stesse realtà, inoltre, continuiamo a rivolgere l'invito a intervenire affinché il rispetto dei diritti umani venga monitorato attraverso la garanzia del diritto di cronaca a tutti i giornalisti. Finora, purtroppo, l'unica risposta che abbiamo ricevuto è un silenzio imbarazzante.

Rete Antirazzista Catanese

sabato 10 settembre 2016

Sisma Centro Italia, ad Augusta anche la solidarietà si arma


Nella città megarese, l'attivismo sociale manu militari non conosce sosta. E dopo le iniziative a sostegno della lobby del Gnl (http://www.isiciliani.it/concordia-ad-augusta/), lo spettacolo delle regate veliche pattugliate dai cacciabombardieri del 41° stormo di Sigonella (https://nmenzulastrada.blogspot.it/…/sigonella-vola-ad-augu…) e la recente gara di nuoto "ospitata" dalla Marina nelle acque di Punta Izzo (off limits per i comuni cittadini secondo le stesse ordinanze della Capitaneria di porto), non poteva certo mancare un intervento da benefattori per i terremotati del Centro Italia.

Così - nonostante già il 25 agosto scorso l'Avis, in un comunicato ufficiale, abbia dichiarato "rientrata l'emergenza sangue" nelle zone terremotate - la Marina militare annuncia per il 19 settembre una raccolta straordinaria "aperta alla popolazione locale" presso il piazzale dell'infermeria del comando di Marisicilia, con previo screening a favore degli interessati alla successiva donazione. Nell'attesa, sempre ad Augusta, domani è in programma un "torneo della solidarietà" di calcio a 5 e minivolley, promosso dall'associazione filantropica intitolata al Re Mitraglia Umberto I, che "verrà disputato dall'amministrazione comunale e istituzioni militari" con la tifoseria di club service e di un discreto gruppo di associazioni locali.


Che non si dica, poi, che i militari ad Augusta siano dei cattivi occupanti, o che un territorio blindato da muri, cancelli e filo spinato - e imbottito di bombe nucleari per armare i sommergibili Usa - non sia un bene per i cittadini. Un sacrificio di cui andare orgogliosi, insomma.

[colonna sonora del post: inno del battaglione San Marco cantato dagli alunni delle scuole medie di Augusta a conclusione dell'anno scolastico]

Gianmarco Catalano

venerdì 2 settembre 2016

Augusta, prosegue la battaglia per restituire Punta Izzo ai cittadini

foto: Ivana Sciacca de I Siciliani giovani


da un "bagno disobbediente" nasce un percorso socio-culturale all'insegna dei valori di pace, solidarietà e rispetto dell'ambiente


Trasgredire i divieti d'accesso, scansare i controlli e varcare le recinzioni che privano le comunità del rapporto naturale con una parte vitale del loro territorio. Ci sono luoghi di mare, in Sicilia, dove fare un bagno costa rischi e fatica, ma può assumere anche un grande significato politico. E' il caso della scogliera di Punta Izzo, ad Augusta, che da più di un secolo è sottratta alla popolazione civile, soggetta a servitù militare e in parte adibita a poligono di tiro per le esercitazioni a fuoco della marina e delle forze di polizia. Qui, la mattina del 7 agosto scorso, una ventina di cittadini ha invaso la zona off limits e raggiunto il mare, dopo una lunga marcia sotto il sole, eludendo cancelli, filo spinato e il blocco improvvisato da digos e carabinieri. Un’azione simbolica e “disobbediente” che intendeva lanciare un chiaro messaggio: Punta Izzo va liberata e restituita ai cittadini.

Due ore prima, ad aprire la giornata, c'era stato un presidio nella vicina spiaggetta del Granatello: un momento d'informazione sulla proposta di smilitarizzare e riconoscere Punta Izzo come
riserva naturale, ma anche un'occasione di confronto pubblico in merito alla generale mancanza di accessi a mare e di spazi sociali sofferta dalla cittadinanza di Augusta.
La giornata del 7 agosto è stata la prima iniziativa di un
percorso di lotta che muove adesso verso la nascita di un comitato popolare intento a definire obbiettivi, indirizzi e strategie d'intervento. 


Dal No al poligono alla manifestazione del 7 agosto


Ad accendere i riflettori su Punta Izzo, circa tre mesi fa, era stata la notizia (diffusa da I Siciliani giovani e MeridioNews) della probabile intenzione della marina militare di rimettere a nuovo il poligono di tiro che occupa una fetta del promontorio costiero. I due servizi giornalistici documentavano, inoltre, la presenza di bossoli di vario tipo e calibro abbandonati tra gli scogli di Punta Izzo, compresi parecchi lacrimogeni al gas cs. Gli stessi, per intenderci, utilizzati in Val Susa per reprimere i No Tav e considerati armi chimiche bandite dai conflitti bellici. Più tardi si scoprirà che quei lacrimogeni erano stati sparati a Punta Izzo dal reparto celere della polizia durante un'esercitazione avvenuta nei primi mesi di quest'anno. Un fatto che dimostra come l’area costiera venga ancora utilizzata per l’addestramento con armi da fuoco, all’insaputa della cittadinanza e delle autorità civili, nonostante l’apparente dismissione della struttura in cemento (visibilmente vetusta) che almeno fino a trent’anni fa ospitava le sessioni di tiro.

Appresa la notizia, un gruppo di associazioni ambientaliste diramava un comunicato stampa contro «lo svolgimento di qualsiasi esercitazione militare nell'area in questione» in virtù del «pesante impatto ambientale» e dei «rischi per la sicurezza» creati da questo genere di attività, oltre che per le ricadute negative «sul piano socio-culturale». Il comunicato si concludeva annunciando l'avvio di «una campagna per la smilitarizzazione, la bonifica e l'istituzione di una riserva naturale e culturale a Punta Izzo».

Qualche giorno dopo la presa di posizione delle associazioni, arrivava la smentita del comando di marisicilia: «non esiste al momento nessun progetto per la riattivazione di un poligono di tiro», era la dichiarazione dei vertici militari riportata dal quotidiano Augustaonline. Un ottimo assist per le associazioni che replicavano sottolineando come tale smentita dava la «conferma che non ci sono ragioni o piani di carattere militare che giustifichino la permanenza sulla zona di una servitù militare».
Nel frattempo, la marina, forse infastidita dall'anomala attenzione pubblica e mediatica, inaspriva la sorveglianza su Punta Izzo, istituendo la ronda di un automezzo con a bordo due militari in mimetica. Da allora i bagnanti che accedono all'area attraverso i varchi adiacenti le villette del promontorio - prima in massima parte tollerati - vengono sistematicamente cacciati. Mentre le barche da diporto che stazionano nei pressi della riva sono spesso allontanate dalla Capitaneria.
Si arriva così a fine luglio, quando le associazioni formalizzano la nascita del Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo. Sarà quest'ultimo, con il supporto del Coordinamento dei comitati No Muos, a farsi promotore del presidio del 7 agosto che ha visto la partecipazione anche di decine di attivisti antimilitaristi accorsi da Catania, Ragusa, Niscemi e Caltagirone. «Il primo passo - scriverà il Coordinamento - di una battaglia capace di aprire un importante percorso sociale e culturale nel territorio di Augusta, all'insegna dei valori di pace, solidarietà e rispetto dell'ambiente».


La reazione delle forze dell’ordine: militarizzare le riunioni dei cittadini

All’indomani della manifestazione conclusa col
bagno disobbediente, la reazione di militari e polizia è consistita (e consiste tuttora) nel militarizzare le assemblee del Coordinamento, cioè gli incontri convocati in luogo pubblico tramite social network e aperti alla partecipazione di tutti i cittadini interessati. Polizia, digos, carabinieri, vigili urbani e persino militari in mimetica, da oramai un mese, con puntualità accolgono in spiaggia attivisti e cittadini solidali e rimangono appostati a pochi metri, vigilando per l’intera durata della riunione. Una misura ridicola e provocatoria – nonché, di fatto, repressiva - che compromette il libero esercizio del diritto di riunione, finendo per spaventare e dissuadere molti cittadini dal prendere parte alle assemblee o anche solo dall’avvicinarsi ad ascoltare. D’altronde, chi avrebbe piacere a ritrovarsi e discutere all’aperto, mentre si è circondati dalle pattuglie dei militari e filmati dagli ispettori della digos? 


Verso l’assemblea del 16 settembre

Ad ogni modo, bisogna ammetterlo: la battaglia appena cominciata difficilmente riscuoterà un immediato consenso tra gli augustani. Il motivo è molto semplice: si tratta di rivendicare un pezzo di costa “nelle mani della marina”. E la paura di tanti è che mobilitarsi per la sua smilitarizzazione equivalga a “mettersi contro la marina” e di conseguenza crearsi delle pesanti inimicizie nell’ambiente militare. Una paura che non riguarda soltanto chi con la marina intrattiene rapporti di lavoro, ma che più in generale è da ricondurre alla cultura filo-militarista storicamente dominante ad Augusta. Il mito della “marina orgoglio e gioiello degli augustani” è ancora vivo e così ben radicato in città da rappresentare un serio ostacolo alla crescita di soggettività critiche nei confronti dei presunti benefici di un’asfissiante occupazione militare del territorio.
Consapevole di queste difficoltà e malgrado il clima da sorvegliati speciali, il gruppo “disobbediente” prosegue la sua attività con determinazione. Dall’iniziale coordinamento di associazioni si è da poco passati alla costruzione di un comitato stabile, ad adesione individuale, formato per la metà di giovani che si affacciano per la prima volta all’attivismo politico. 
La prossima iniziativa in programma è un’assemblea pubblica nel centro storico di Augusta fissata per il 16 settembre. L’obbiettivo è quello di continuare l’attività d’informazione e stimolare una crescita della partecipazione tra i cittadini.

Gianmarco Catalano