lunedì 24 ottobre 2016

Disobbediamo!

Augusta e la battaglia per restituire Punta Izzo ai cittadini









La Marina Militare sarebbe al lavoro per riattivare il poligono di tiro nella zona di Punta Izzo?
Un "bagno disobbediente" inaugura un percorso socio-culturale all'insegna dei valori di pace, solidarietà e rispetto dell'ambiente. E’ nato il Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo e chiede lo smantellamento dell'ex poligono di tiro di Punta Izzo, che si trova in una zona di Augusta di incontaminata bellezza, per crearvi un parco naturale e culturale per tutti. Non sarà facile. Capitaneria e militari non la pensano allo stesso modo, inoltre, imito della “marina orgoglio e gioiello degli augustani” è ancora vivo e così ben radicato in città da rappresentare un serio ostacolo alla crescita di soggettività critiche nei confronti dei presunti benefici di un’asfissiante occupazione militare del territorio.
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Trasgredire i divieti d'accesso, scansare i controlli e varcare le recinzioni che privano le comunità del rapporto naturale con una parte vitale del loro territorio. Ci sono luoghi di mare, in Sicilia, dove fare un bagno costa rischi e fatica, ma può assumere anche un grande significato politico. E' il caso della scogliera di Punta Izzo, ad Augusta, che da più di un secolo è sottratta alla popolazione civile, soggetta a servitù militare e in parte adibita a poligono di tiro per le esercitazioni a fuoco della marina e delle forze di polizia. Qui, la mattina del 7 agosto scorso, una ventina di cittadini ha invaso la zona off limits e raggiunto il mare, dopo una lunga marcia sotto il sole, eludendo cancelli, filo spinato e il blocco improvvisato da digos e carabinieri. Un’azione simbolica e “disobbediente” che intendeva lanciare un chiaro messaggio: Punta Izzo va smilitarizzata e ri-conosciuta come bene comune fruibile dai cittadini.  
Due ore prima, ad aprire la giornata, c'era stato un presidio nella vicina spiaggetta del Granatello: un momento d'informazione sulla proposta di trasformare Punta Izzo in riserva naturale, ma anche un'occasione di confronto pubblico in merito alla generale mancanza di accessi a mare e di spazi verdi e sociali sofferta dalla cittadinanza di Augusta.     
La giornata del 7 agosto è stata la prima iniziativa di un percorso di lotta che muove adesso verso la nascita di un comitato popolare intento a definire obbiettivi, indirizzi e strategie d'intervento. 

Ad accendere i riflettori su Punta Izzo, circa tre mesi fa, era stata la notizia (diffusa da I Siciliani giovani e MeridioNews) della probabile intenzione della marina militare di rimettere a nuovo il poligono di tiro che occupa una fetta del promontorio costiero. I due servizi giornalistici documentavano, inoltre, la presenza di bossoli di vario tipo e calibro abbandonati tra gli scogli di Punta Izzo, compresi parecchi lacrimogeni al gas cs. Gli stessi, per intenderci, utilizzati in Val Susa per reprimere i No Tav e considerati armi chimiche bandite dai conflitti bellici. Più tardi si scoprirà che quei lacrimogeni erano stati sparati a Punta Izzo dal reparto celere della polizia durante un'esercitazione avvenuta nei primi mesi di quest'anno. Un fatto che dimostra come l’area costiera venga ancora utilizzata per l’addestramento con armi da fuoco, all’insaputa della cittadinanza e delle autorità civili, nonostante l’apparente dismissione della struttura in cemento (visibilmente vetusta) che almeno fino a trent’anni fa ospitava le sessioni di tiro.
Appresa la notizia, un gruppo di associazioni ambientaliste diramava un comunicato stampa contro «lo svolgimento di qualsiasi esercitazione militare nell'area in questione» in virtù del «pesante impatto ambientale» e dei «rischi per la sicurezza» creati da questo genere di attività, oltre che per le ricadute negative «sul piano socio-culturale». Il comunicato si concludeva annunciando l'avvio di «una campagna per la smilitarizzazione, la bonifica e l'istituzione di una riserva naturale e culturale a Punta Izzo».
Qualche giorno dopo la presa di posizione delle associazioni, arrivava la smentita del comando di marisicilia: «non esiste al momento nessun progetto per la riattivazione di un poligono di tiro», era la dichiarazione dei vertici militari riportata dal quotidiano Augustaonline. Un ottimo assist per le associazioni che replicavano sottolineando come tale smentita dava la «conferma che non ci sono ragioni o piani di carattere militare che giustifichino la permanenza sulla zona di una servitù militare».

Nel frattempo, la marina, forse infastidita dall'anomala attenzione pubblica e mediatica, inaspriva la sorveglianza su Punta Izzo, istituendo la ronda di un automezzo con a bordo due militari in mimetica. Da allora i bagnanti che accedono all'area attraverso i varchi adiacenti le villette del promontorio - prima in massima parte tollerati - vengono sistematicamente cacciati. Mentre le barche da diporto che stazionano nei pressi della riva sono spesso allontanate dalla Capitaneria.
Si arriva così a fine luglio, quando le associazioni formalizzano la nascita del Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo. Sarà quest'ultimo, con il supporto del Coordinamento dei comitati No Muos, a farsi promotore del presidio del 7 agosto che ha visto la partecipazione anche di decine di attivisti antimilitaristi accorsi da Catania, Ragusa, Niscemi e Caltagirone. «Il primo passo - scriverà il Coordinamento - di una battaglia capace di aprire un importante percorso sociale e culturale nel territorio di Augusta, all'insegna dei valori di pace, solidarietà e rispetto dell'ambiente».
All’indomani della manifestazione conclusa col bagno disobbediente, la reazione di militari e polizia è consistita (e consiste tuttora) nel militarizzare le assemblee del Coordinamento, cioè gli incontri convocati in luogo pubblico tramite social network e aperti alla partecipazione di tutti i cittadini interessati. Polizia, digos, carabinieri, vigili urbani e persino militari in mimetica, da oramai un mese, con puntualità accolgono in spiaggia attivisti e cittadini solidali e rimangono appostati a pochi metri, vigilando per l’intera durata della riunione. Una misura ridicola e provocatoria – nonché, di fatto, repressiva - che compromette il libero esercizio del diritto di riunione, finendo per spaventare e dissuadere molti cittadini dal prendere parte alle assemblee o anche solo dall’avvicinarsi ad ascoltare. D’altronde, chi avrebbe piacere a ritrovarsi e discutere all’aperto, mentre si è circondati dalle pattuglie dei militari e filmati dagli ispettori della digos?

Ad ogni modo, bisogna ammetterlo: la battaglia appena cominciata difficilmente riscuoterà un immediato consenso tra gli augustani. Il motivo è molto semplice: si tratta di rivendicare un pezzo di costa “nelle mani della marina”. E la paura di tanti è che mobilitarsi per la sua smilitarizzazione equivalga a “mettersi contro la marina” e di conseguenza crearsi delle pesanti inimicizie nell’ambiente militare. Una paura che non riguarda soltanto chi con la marina intrattiene rapporti di lavoro, ma che più in generale è da ricondurre alla cultura filo-militarista storicamente dominante ad Augusta. Il mito della “marina orgoglio e gioiello degli augustani” è ancora vivo e così ben radicato in città da rappresentare un serio ostacolo alla crescita di soggettività critiche nei confronti dei presunti benefici di un’asfissiante occupazione militare del territorio.

Consapevole di queste difficoltà e malgrado il clima da sorvegliati speciali, il gruppo “disobbediente” formato per lo più da giovani che si affacciano per la prima volta all’attivismo politico - prosegue la sua attività con determinazione; mentre è già al vaglio l’ipotesi di creare un comitato stabile, ad adesione individuale, per fare il salto di qualità. L’ultima tappa di questo percorso è stata un’assemblea in piazza indetta dal Coordinamento, lo scorso 16 settembre, che ha visto la partecipazione di una settantina di cittadini. A stimolare il dibattito pubblico, c’erano attivisti locali e No Muos, giornalisti, insegnanti, studiosi e legali esperti di tematiche ambientali. Anche l’amministrazione comunale è intervenuta, per bocca del suo assessore all’Ambiente Danilo Pulvirenti, esprimendo la sua disponibilità a sostenere questa battaglia. Se questo avverrà, e come il sostegno annunciato a parole si tradurrà in azioni amministrative, è ancora presto per dirlo. Di certo c’è che gli attivisti del Coordinamento stanno già studiando le prossime mosse. Gli iter amministrativi per liberare Punta Izzo dall’occupazione militare, certamente esistono e dovranno essere percorsi. Ma è chiaro che questo, da solo, non basterà. Perché «la forza necessaria a sostenere e far vincere quest'istanza collettiva la danno i cittadini e la spinta popolare che, insieme e senza delegare all'esterno, riusciremo a esprimere dal territorio», sottolineano gli attivisti. Con l’obbiettivo di «ritrovare Punta Izzo e ricucire un legame di senso con la terra che abitiamo – concludono - , riconoscendo lo spirito profondo di un percorso comune».

Gianmarco Catalano

giovedì 20 ottobre 2016

Il Comandante insignito da Ben Ali e la "simbiosi" di Marisicilia con Augusta

                


L'edizione di lunedì scorso del quotidiano La Sicilia, nella cronaca di Siracusa, dedica un paginone alla figura del contrammiraglio Nicola De Felice, dal 2015 alla guida di Marisicilia ad Augusta. Com'era prevedibile, si tratta di un'intervista dal taglio decisamente encomiastico e dall'effetto brillantante per l'immagine del "personaggio" De Felice. Un misto di non-domande e patetismi, ma che, suo malgrado, offre lo spunto per utili approfondimenti. Almeno due, infatti, sono i passaggi del percorso professionale di De Felice - nell'intervista solo parzialmente accennati in chiave celebrativa - che sarebbe stato opportuno analizzare nel dettaglio: il notevole background nella promozione di sistemi d'arma per conto dello Stato maggiore della marina; e la missione tunisina a sostegno della lotta all'immigrazione "irregolare". E' interessante, quindi, entrare nel merito di questi due incarichi; per poi passare al rapporto tra marina militare e società civile di Augusta, e in particolare a quel «legame simbiotico» enfatizzato nella seconda parte dell'intervista-tributo de La Sicilia all'alto ufficiale originario della Sabina.

A sostegno delle armi di Leonardo-Finmeccanica
Agli inizi della carriera militare dell'attuale comandante di Marisicilia, tra i primi incarichi degni di nota c'è una delicata spedizione Oltralpe, arrivata dopo due anni di impiego presso lo Stato maggiore in qualità di addetto ai programmi di sviluppo dell'ufficio Artiglieria e Missili. E' il 1993 e l'allora capitano di corvetta De Felice è inviato a Parigi, dove rimane fino al '96, «quale consulente operativo per il programma missilistico italo-francese FSAF - si precisa nel suo curriculum pubblicato sul sito web della marina militare - sostenendo la tecnologia italiana destinata alla portaerei Cavour, alle fregate italo-francesi Fremm e a quelle britanniche Type 45». FSAF (acronimo francese di famille de missiles sol-air futurs) è un programma di armamento avviato nel 1989 a cui l'Italia ha destinato - e destinerà ancora fino al 2020 - un investimento complessivo di 1.7 miliardi euro. Nello specifico si tratta di una famiglia di missili antiaerei e antimissile balistico tattico sviluppata da Eurosam, un consorzio di cui sono proprietarie Thales e MBDA. Una società quest'ultima che ha come capogruppo la compagnia Leonardo-Finmeccanica, ovvero «la tecnologia italiana» che De Felice fu evidentemente incaricato di patrocinare. 
Conclusa la prima esperienza come consulente-promotore di armamenti, l'alto ufficiale di marina riprenderà questo genere di attività nei primi anni 2000, al rientro dalla missione in Kosovo, quando si farà «propugnatore di numerosi programmi di ammodernamento di sistemi di combattimento, di munizionamento di precisione quali il "Davide" ed il "Vulcano", divenendo l'artefice di importanti accordi internazionali», sempre secondo quanto riportato sul portale della marina. Anche in questo caso, ad essere caldeggiate da De Felice sono due tecnologie belliche targate Leonardo-Finmeccanica: le famiglie di munizioni Vulcano e Davide/Dart, infatti, sono prodotte dall'azienda Oto Malera, controllata proprio dal colosso industriale italiano.

La caccia al migrante nella Tunisia di Ben Ali

Quattro anni più tardi, De Felice lascerà nuovamente l'Italia per un altro incarico di peso all'estero: la nomina come addetto militare presso l'ambasciata italiana di Tunisi. Qui, dal 2007 al 2010 è lui a sostenere, si legge ancora sul suo curriculum, «una politica di dissequestro sistematico dei pescherecci di Mazara del Vallo e di azzeramento del flusso migratorio irregolare dalla Tunisia». Ed è proprio a riconoscimento del lavoro svolto che il contrammiraglio riceverà l'onoreficenza di "ufficiale dell'ordine della Repubblica" direttamente dalle mani del dittatore Zine El-Abidine Ben Ali, fuggito in esilio qualche mese dopo a causa dell'insurrezione popolare. La missione di De Felice si inseriva, quindi, nel contesto della partnership tra Italia e Tunisia per il contrasto alla cosiddetta "immigrazione clandestina", cioè alla libera circolazione di esseri umani in fuga dalle guerre e costretti, in mancanza di canali umanitari europei "regolari", ad affidarsi alle tratte gestite dalle mafie euro-mediterranee. Nell'ambito di questa alleanza politico-militare, dal 1998 al 2011, i governi italiani - da Prodi-Napolitano a Berlusconi-Maroni-La Russa - hanno stipulato con la Tunisia una ventina di accordi bilaterali per ottenere, in cambio di ingenti aiuti economici, il blocco dei flussi di uomini donne e bambini verso la Sicilia. Un obbiettivo tenacemente perseguito attraverso il rafforzamento della cooperazione tra le rispettive forze armate, l'addestramento delle polizie tunisine per il pattugliamento delle coste, la cessione di armi e mezzi militari, il finanziamento di centri di detenzione per migranti in Tunisia, respingimenti, espulsioni e rimpatri collettivi.

Marisicilia e l'occupazione militare ad Augusta

Lasciato il continente africano, De Felice farà ritorno a Roma, presso gli uffici del 3° Reparto dello Stato maggiore della Difesa. E infine, cinque anni dopo, approderà al comando della base navale di Augusta. Da allora sono trascorsi quasi due anni, e per il comandante De Felice e i suoi uomini ogni occasione pubblica e mediatica è buona per intervenire e ricordare quanto di bello la marina militare starebbe facendo e rappresentando per la comunità civile. Questa prassi, tuttavia, non è stata certamente introdotta da De Felice, che si limita a dare continuità a una tradizione che ha radici lontane e suscita «il rispetto e la stima delle istituzioni locali e regionali, nonché delle associazioni, dei media e dei club service» come lo stesso comandante ha dichiarato all'intervistatore de La Sicilia. Da decenni, difatti, non c'è un solo angolo della vita politica e sociale megarese nel quale Marisicilia non faccia la sua "benevola" apparizione. Dalla collaborazione con le amministrazioni comunali agli stretti rapporti con l'associazionismo locale. Dalle conferenze con le lobby industriali (da ultimo sull'affare del gas liquido) alle manifestazioni sportive ospitate nei lidi militari di Punta Izzo. Per non parlare, poi, della costante presenza dei militari negli istituti scolastici, su cui occorrerebbe un approfondimento a parte, tra seminari di "orientamento" per "diventare professionisti del mare", concorsi a premi, progetti di alternanza scuola-lavoro e visite alla base di Terravecchia. Al liceo Megara e alla scuola media Principe di Napoli, inoltre, da qualche anno Marisicilia concede anche l'utilizzo della palestra militare "Stampanone". Per i dirigenti scolastici è la soluzione scelta per sopperire alla cronica carenza di apposite strutture sportive. Così, per poter svolgere l'ora di educazione fisica, gli studenti devono recarsi all'interno della base militare - «forniti della carta d'identità» -, come riferisce un'apposita circolare diramata ai docenti dalla preside del liceo Megara. 
Quello appena descritto è solo uno spaccato del variegato attivismo militare ad Augusta e dintorni, avente come effetto il mantenimento di una presa ideologica e culturale sulla popolazione - sotto il mantra marina-militare-orgoglio-e-vanto-degli-augustani - che perpetua la mistificazione di una realtà vincolata a un'occupazione militare sempre più difficile da giustificare, anche alla luce dei presunti vantaggi economici, considerato il progressivo smantellamento dell'arsenale marittimo e i drastici tagli alla spesa per il personale civile impiegato all'interno della stazione navale. Una militarizzazione che, in definitiva, non fa altro che ridurre e viziare gli spazi di agibilità democratica, negando alla comunità il diritto di autodeterminare l'utilizzo di buona parte del suo territorio e di fruire liberamente di quei luoghi che le sono stati strappati.

Gianmarco Catalano

mercoledì 12 ottobre 2016

Cantico delle creature (dell'Ammiraglio Altissimo)


AVVERTENZA
: ogni riferimento a persone, fatti o cose (sur)reali e ambientati ad Augusta è solo il frutto dell'insana fantasia di chi è convinto che la cerimonia dell'Alzabandiera, in fondo, altro non sia che un eccesso di machismo.



Altissimo, Onnipotente Buon Ammiraglio, tue sono la frode, la tangente, il disonore ed ogni corruzione.
A te solo Altissimo, si addicono e nessun augustano è degno di pronunciare il tuo nome.

Tu sia lodato, mio Ammiraglio, insieme a tutte le creature specialmente il fratello poligono di Punta Izzo, il quale oramai è la tana del lazzo e dello sbevazzo, e tu attraverso di lui ci spernacchi.

Ed esso è grigio e decadente con bossoli, colli di bottiglia e grandi sterchi di vacca: simboleggia te, Altissimo.

Tu sia lodato, o mio Ammiraglio, per sorella Terravecchia e le sue navi di prebende mai sazie: in arsenale le hai formate, guerriere festaiole e a spese del contribuente.


Tu sia lodato, mio Ammiraglio, per il fratello cemento, e per l’armata sorveglianza e per il cancello; quello bardato di fil spinato ma aperto per il parente, il compare, l’amico, l'industriale, il faccendiere e la famigghia canisciuta

tramite il quale discerni le genti meritevoli d’acceder ai lidi d’Elio.

Tu sia lodato, mio Ammiraglio, per sorella sentina che dalle navi ogni dì vuoti in mare, la quale  è molto densa e colorata, schiumosa e detergente.


Tu sia lodato, mio Ammiraglio, per fratello fuoco, attraverso il quale eserciti i tuoi uomini all’eroica guerra. E’ forte e robusto l’armamento da testare, nascosto al Sorciaro, tra nucler sottomarini yankee e petrolier naviglio.


Tu sia lodato, mio Ammiraglio, per nostra sorella Marisicilia, la quale ci dà obnubilamento, il territorio e la politica occupa superba e le scuole patrie “orienta” per arruolar li docenti e far de li studenti soldati obbedienti.

Tu sia lodato, mio Ammiraglio, per i professionisti che ti son grati in nome del progetto commissionato e ben sorreggono la tua presenza e i tuoi abusi.


Beati quelli che ancora sopporteranno in pace, perché saranno abbonati al Vandone.


Tu sia lodato, mio Ammiraglio, per la nostra morte sociale, dalla quale nessun cittadino ancor si ravvede
guai a quelli che si solleveranno contro di te mentre sono ancor in militar servitù.


Beati quelli che si umiliano mentre stanno rispettando le tue volontà,

perché la loro morte s’è consumata già.

Lodate e benedicete il mio Ammiraglio, ringraziatelo e servitelo con grande goduriosa subordinazione.

di CICCIO DA' ESSO

giovedì 6 ottobre 2016

No al pascolo di animali a Punta Izzo, la marina militare ritiri il bando di concessione


L’area dell’ex poligono non è mai stata bonificata da quando sono cessate le esercitazioni a fuoco. Quali garanzie sanitarie, di sicurezza e tutela ambientale sarebbe in grado di offrire la marina? 

La marina militare è in procinto di adibire il comprensorio di Punta Izzo a pascolo per il bestiame. Lo si apprende da un avviso pubblico del genio militare della marina di Augusta, diramato a fine settembre ai 21 comuni del Siracusano, tramite il quale viene formalizzata l’intenzione di affidare in concessione a privati lo sfalcio delle erbe e il controllo della vegetazione infestante del comprensorio costiero “a mezzo uso pascolativo”. Come si dichiara nello stesso atto amministrativo pubblicato il 3 ottobre sull’albo pretorio del comune di Augusta, la concessione agricola verrebbe aggiudicata a mezzo licitazione privata, cioè attraverso procedura di gara a inviti, per la durata di ben 6 anni.
La marina militare, purtroppo, non è nuova a questo genere d’iniziative: già in passato, ad esempio, è stato concesso il pascolo nell’area del deposito di munizioni di Cava Sorciaro, in territorio di Melilli, proprio a ridosso di raffinerie e stabilimenti petrolchimici.

Riteniamo grave e avventata la decisione della marina militare di regolarizzare il pascolo degli animali a Punta Izzo (finora, a quanto pare, consentito solo in via informale). L’area, infatti, non è mai stata bonificata da quando è cessata l’attività del poligono di tiro. Ed è ragionevole sospettare che decenni di esercitazioni a fuoco, e prima ancora l’utilizzo del promontorio in periodo bellico, abbiano generato una sensibile contaminazione da metalli pesanti del suolo e dei fondali marini. Basti pensare soltanto al piombo dei bossoli dispersi nell’ambiente e ancora oggi rintracciabili sulla superficie del terreno. 


Quali garanzie sanitarie e di sicurezza, in relazione all’attività di pascolo, sarebbe in grado di offrire l’amministrazione militare?
Aprire Punta Izzo al pascolo senza stabilire la capacità di carico dell'area, rischia, inoltre, di arrecare notevoli danni al prezioso patrimonio naturalistico che caratterizza questo tratto di costa. Ciò finirebbe per compromettere la possibilità che si riconosca Punta Izzo come parco o riserva naturale, una volta ottenuta la sua definitiva smilitarizzazione.
Ci sembra paradossale, infine, che la marina autorizzi l’ingresso degli animali in una zona militare, mentre viene mantenuto il totale divieto d’accesso per la cittadinanza di Augusta.

Sulla base di queste considerazioni, invitiamo il genio militare della marina di Augusta a fare un passo indietro, revocando l’avviso per la gara d’appalto, nell’attesa che vengano svolte accurate indagini tecniche finalizzate ad accertare il reale “stato di salute” del comprensorio di Punta Izzo.
Nelle prossime settimane, presenteremo alla città il testo della petizione popolare rivolta al ministero della difesa e alle altre autorità competenti, per richiedere ufficialmente la smilitarizzazione e gli interventi di bonifica e tutela ambientale e culturale di Punta Izzo. Da quel momento in poi inizieremo la raccolta firme, con l’obbiettivo primario di allargare la partecipazione attiva della cittadinanza in questa battaglia per la riconquista e la difesa di un bene comune.

Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo

lunedì 3 ottobre 2016

Punta Izzo, un'interrogazione parlamentare alla ministra Pinotti

foto di Scatto Sociale

Attività d'informazione nelle strade, presidio in spiaggia, assemblea in piazza e un'azione dimostrativa di protesta e disobbedienza civile, per rivendicare la definitiva smilitarizzazione di Punta Izzo e la sua conversione in parco naturale e culturale aperto e fruibile dalla collettività. Siamo soltanto all'inizio di questo percorso di lotta, ma la mobilitazione popolare inizia già a produrre i suoi primi frutti, in termini di attenzione mediatica e pressione politica. Sulla vicenda di Punta Izzo, il 23 settembre scorso, alcuni deputati del M5S hanno presentato alla Camera un'interrogazione a risposta scritta indirizzata alla ministra della difesa Pinotti e al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Franceschini.


Di seguito riportiamo il testo completo dell'atto parlamentare (tratto da:http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/276322):
RIZZO, MARZANA, FRUSONE, BASILIO, CORDA e TOFALO. — Al Ministro della difesa, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
Punta Izzo, rappresenta insieme a Punta Carcarella la natura definizione del Porto Xifonio della baia di Augusta (Siracusa);
ad oggi, questo splendido scorcio di macchia mediterranea, che si estende per diversi chilometri quadrati, è nelle disponibilità della Marina militare come soggiorno marino, con annesso stabilimento elioterapico per ufficiali e sottufficiali, nonché come circolo ricreativo per i dipendenti della difesa alle dirette dipendenze del Comando Marittimo Sicilia (Marisicilia);
nel mese di giugno 2016, la cronaca locale ha riportato la notizia (diffusa da I Siciliani giovani e MeridioNews) della possibile riapertura del poligono di tiro chiuso ad inizio degli anni 90 e che occupa una fetta non indifferente del promontorio costiero;
risulta evidente, dalla presenza di bossoli di vario tipo e calibro abbandonati tra gli scogli di Punta Izzo, che l'area non sia mai stata oggetto di bonifica e che di fatto sia abbandonata da oltre 25 anni;
diverse associazioni ambientaliste, allarmate da queste notizie, hanno diramato un comunicato stampa contro «lo svolgimento di qualsiasi esercitazione militare nell'area in questione» in virtù del «pesante impatto ambientale» e dei «rischi per la sicurezza» creati da questo genere di attività, oltre che per le ricadute negative «sul piano socio-culturale». Il comunicato annunciava l'avvio di «una campagna per la smilitarizzazione, la bonifica e l'istituzione di una riserva naturale e culturale a Punta Izzo»;
nonostante la smentita del Comando di Marisicilia che «non esiste al momento nessun progetto per la riattivazione di un poligono di tiro», l'anomala attenzione pubblica e mediatica, a quanto risulta agli interroganti inaspriva la sorveglianza su Punta Izzo con l'istituzione della ronda di un automezzo con a bordo due militari in mimetica. Da allora i bagnanti che accedono all'area sono spesso allontanati dalla Capitaneria di Porto –:
quali programmi vi siano in atto per l'utilizzo del sito della Marina militare di Punta Izzo relativamente alle zone non utilizzate;
se l'area di cui in premessa sia stata oggetto di bonifica nel recente passato o se possa fornire elementi su progetti di futura bonifica del territorio in questione;
se si intenda valorizzare dal punto di vista naturalistico e turistico tale istmo attraverso l'avvio di un tavolo di confronto con le associazioni ambientalistiche e il comune di Augusta competente per territorio;
se il Governo non intenda valutare se sussistano i presupposti per non utilizzare tale area come zona militare, anche temporaneamente per il periodo estivo, al fine d'incentivare il turismo. (4-14295)