sabato 30 luglio 2016

Il 7 agosto ad Augusta presidio per la smilitarizzazione di Punta Izzo

  




Punta Izzo
stop alla militarizzazione
per l’istituzione di un parco naturale e culturale



Punta Izzo è esempio emblematico della generale privazione di spazi a uso civico e di accessi al mare subita dalla comunità di Augusta, a causa delle servitù militari, dell’inquinamento industriale, degli scarichi fognari, delle privatizzazioni e del connesso abusivismo edilizio. Una problematica, questa, particolarmente avvertita dalla collettività, specie da coloro (su tutti, i bambini, gli anziani e i diversamente abili) che non dispongono di mezzi di trasporto per raggiungere le contrade del Monte o le altre spiagge lontane dal centro abitato.              
                    

Fino a pochi anni fa, nel promontorio di Punta Izzo era attivo un poligono di tiro per lo svolgimento di esercitazioni militari con armi da fuoco. Oggi, nonostante la struttura sia di fatto dismessa, il sito non è stato ancora bonificato e si rileva la presenza di bossoli di vario tipo e calibro abbandonati tra le rocce.         
Nelle ultime settimane è emersa la notizia della possibile riattivazione del poligono militare, cui ha fatto seguito la momentanea smentita del comando di Marisicilia riportata da alcuni giornali locali. Nell’esprimere la nostra forte contrarietà alla ripresa di qualsiasi esercitazione militare nell’area in questione, vogliamo rivendicare la restituzione alla città del comprensorio costiero che da Punta Izzo si estende fino alle soglie di Capo Santa Croce. Una vasta e preziosa porzione di territorio, da più di un secolo destinata a uso militare, che presenta una notevole importanza per la ricchezza di valori naturalistici, etnografici, storici, archeologici e socio-culturali.    


È proprio a partire da Punta Izzo che si sviluppa quel tratto di costa selvaggia tanto amato dallo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel suo racconto La Sirena, l’autore del Gattopardo descrive «quel golfetto più in su di Punta Izzo, dietro la collina che sovrasta le saline» come «il più bel posto della Sicilia», abitato dalla creatura “Lighea”, dove «il mare è del colore dei pavoni» e si può ammirare l’Etna in tutta la sua magnificenza. A parere dello scrittore, «è uno di quei luoghi nei quali si vede un aspetto eterno di quell'isola che tanto scioccamente ha volto le spalle alla sua vocazione che era quella di servir da pascolo per gli armenti del Sole».            


Come organizzazioni impegnate nella difesa e nella valorizzazione dei territori, siamo intenzionati ad avviare una campagna per la smilitarizzazione, la bonifica e l’istituzione di un parco naturale e culturale a Punta Izzo, allo scopo di riaprire questo spazio, renderlo fruibile e al contempo proteggerlo dalle speculazioni edilizie.


Per far sì che quest’istanza sia accolta, ragionata e partecipata democraticamente, invitiamo la cittadinanza a un momento di confronto e dibattito collettivo:          



                    
                domenica 7 agosto alle ore 10       
            PRESIDIO CITTADINO     
        c/o spiaggetta del Lungomare Granatello, Augusta 

                       
                    Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo:            

Legambiente Augusta; Coordinamento dei comitati No Muos; Decontaminazione Sicilia; ‘Màrilighea…

domenica 3 luglio 2016

Meno migranti si accolgono da vivi più ne arrivano morti

foto di Alfonso Di Stefano

Meno migranti si accolgono da vivi più ne arrivano morti: arrivata a Catania la nave con le 10 salme. Questa amara constatazione si conferma ogni giorno di più, i morti accertati sono migliaia ma chi ci governa è più interessato a demagogiche operazioni di facciata, ben sapendo che sono le politiche securitarie della fortezza Europa e di Frontex a causare i naufragi ed a favorire i lauti profitti delle mafie mediterranee.
Stanno finendo nel porto di Catania le operazioni di sbarco di 348 migranti dalla nave della guardia costiera CP941 U. Diciotti ; i/le migranti,in maggioranza nigeriani, il resto provenienti dall’Africa sub sahariana, salvati in 3 operazioni di soccorso a fragilissimi gommoni, che stavano affondando, a 20 miglia dalle coste libiche.

Stavolta, nonostante la banchina fosse militarizzata dalla presenza di Polizia scientifica ( che sollecitava il rilascio delle impronte), Carabinieri, Guardia di Finanza ed ispettori di Frontex, la stampa e le associazioni solidali hanno avuto la possibilità di avvicinarsi alle transenne a poche decine di metri dallo sbarco e di seguire la conferenza stampa del comandante della Diciotti Gianluca D’Agostino: particolarmente straziante il racconto del salvataggio del secondo gommone, “collassato” appena preso il largo da Tripoli, le 10 donne migranti decedute insieme a 38 donne superstiti e 2 bimbi, stavano al centro del gommone, mentre i 68 uomini stavano sui bordi esterni, quando, imbarcando acqua inquinata da benzina, chi stava al centro è stato risucchiato sotto, calpestato da chi cercava di salvarsi. Fra le superstiti 2 donne sorelle di 2 donne decedute.

Il sindaco Bianco, presente all’inizio dello sbarco, ha garantito che verrà offerta sepoltura alle 10 vittime nel cimitero cittadino e che ci sarà una cerimonia interreligiosa nel palazzo della cultura nei prossimi giorni: segnale positivo, che andrebbe esteso a reali politiche d’accoglienza dei migranti , che sopravvivono ai frequenti naufragi. Stanno partendo i primi bus che trasferiranno i/le migranti fuori dalla Sicilia, può essere che nella nostra isola non ci siano realtà sociali disponibili ad offrire un’accoglienza degna almeno ai/lle superstiti dei naufragi?

Nel frattempo, al porto di Augusta è da poco arrivato il peschereccio della strage del 18 aprile 2015, riportato a terra dopo mesi dall'inizio delle attività di recupero e diversi tentativi andati falliti. A far discutere nelle ultime settimane, sono state soprattutto le denunce del sindacato Usb sulla inadeguatezza delle attrezzature messe a disposizione dei vigili del fuoco coinvolti in prima linea nell'operazione e sui rischi per la salute a cui gli stessi sono stati esposti. Già ad aprile denunciammo la totale militarizzazione dell'operazione, criticando la scelta di utilizzare il pontile Nato di Melilli per l'approdo del relitto e l'estrazione delle salme. 

L’arrivo del peschereccio ad Augusta poteva essere l’occasione per far toccare direttamente alla popolazione siracusana e ai cittadini solidali la drammatica realtà delle stragi del Mediterraneo, dei naufraghi senza nome e dei dispersi. Sarebbe stato un momento di raccoglimento e condivisione, per poter sentire profondamente il peso di quelle esistenze spezzate, delle speranze e dei sogni annegati nei fondali di un canale trasformato in un muro invalicabile dalle politiche liberticide e securitarie della fortezza Europa. E invece no. Si è preferito sollevare ancora un muro, fisico e ideologico, per tenere lontani i cittadini dalla vista di qualcosa che, magari, avrebbe potuto smuovere le loro coscienze, animare e interrogare collettivamente.

In queste ore siamo impegnati nel rintracciare alcuni superstiti ed un’associazione di familiari dei dasaparecidos del Mali di quel naufragio per verificare la loro disponibilità a tornare in Sicilia per offrire il loro determinante aiuto nell'attività di identificazione dei corpi deceduti.

Rete Antirazzista Catanese