giovedì 24 novembre 2016

Il veleno vien di notte

Il polverino dell'Ilva di Taranto continua ad arrivare a Catania. Ieri sera, intorno alle 11, la nave Eurocargo Livorno della Grimaldi Lines ha sbarcato l'ennesimo carico di veleni. La destinazione finale è sempre la stessa: Melilli, contrada Bagali, discarica Cisma Ambiente del duo Paratore-Balistreri. Dallo scalo etneo, questa volta, sono partiti cinque automezzi dell'azienda pugliese Setras, con base operativa a Priolo Gargallo.


Il porto di Catania a quell'ora è semi-deserto. Ci sono gli ultimi autisti in uscita, due uomini di guardia, ma soprattutto una gran calma. C'è silenzio e c'è attesa. Una camionetta dell'esercito fa la ronda: operazione strade sicure. Eppure l'ingresso della zona commerciale, in via Acquicella Porto, rimane una piazza di spaccio e sfruttamento della prostituzione.

Poco dopo le 11 e trenta, ecco muoversi i cinque camion.

A fermarli finora non è bastato l'appello di ambientalisti, comitati territoriali e sindacati di base che, la scorsa settimana, chiedevano al ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti «il blocco immediato dell’importazione in Sicilia degli scarti industriali dell’Ilva, nell’attesa di ridiscutere e ricercare delle modalità più sostenibili e, soprattutto, più trasparenti per risolvere il problema del corretto smaltimento di questo genere di rifiuti». Partendo da «un coinvolgimento attivo delle comunità locali». 

Il traffico va avanti, settimana dopo settimana. Tonnellate di rifiuti speciali in transito. Come se nulla fosse, perché di nulla deve restare traccia. Tutto, in un attimo, sarà seppellito in un enorme buco. Nella terra e nella carne di un triangolo della morte, a notte fonda. Mentre i suoi abitanti dormono. 

domenica 20 novembre 2016

"Punta Izzo Possibile", buone notizie dall'incontro con l'amministrazione comunale di Augusta

Nel pomeriggio di venerdì 18 novembre, il Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo ha incontrato l’amministrazione comunale di Augusta, nelle persone del sindaco Cettina Di Pietro e dell’assessore all’Ambiente Danilo Pulvirenti

L’incontro è stato positivo, perché ci ha permesso di proporre, illustrare e discutere insieme le concrete azioni che il Comune di Augusta, attraverso i suoi uffici, può intraprendere per conseguire la fruizione pubblica del comprensorio costiero di Punta Izzo, unitamente alla migliore tutela e valorizzazione dei suoi elementi naturalistici, archeologici, etnografici, storici e culturali. Un traguardo che dovrà passare, in primo luogo, dalla richiesta al Ministero della Difesa di dismissione del bene (in quanto zona militare) e di retrocessione all’Agenzia del Demanio, per destinarlo, previa bonifica dell’area dell’ex poligono, ai fini di valorizzazione e uso collettivo.

Abbiamo accolto con favore la volontà dell’amministrazione comunale d'impegnarsi attivamente per quegli obbiettivi che, in definitiva, hanno giustificato la nascita di questo Coordinamento e della campagna Punta Izzo Possibile, nonché la mobilitazione cittadina e l’avvio di una petizione popolare che ha già superato la soglia delle 300 firme raccolte in meno di due settimane, in aggiunta alle circa 150 sottoscrizioni online. 

A breve faremo pervenire all’amministrazione comunale le nostre dettagliate valutazioni, tecniche e politiche, in merito ai percorsi amministrativi più efficaci per le finalità da perseguire, ma anche inclusivi di un coinvolgimento democratico della cittadinanza di Augusta

Nel frattempo, abbiamo la necessità di far crescere la raccolta firme, lavorando a dare maggiore continuità ai banchetti, alle assemblee e alle altre iniziative di confronto, informazione e approfondimento sulla tematica di Punta Izzo, che possano stimolare la partecipazione diretta della comunità. Perché al di là delle azioni istituzionali, come abbiamo più volte sottolineato, la forza necessaria a sostenere e far vincere quest'istanza collettiva la danno i cittadini e la spinta popolare che riusciremo a esprimere dal territorio.

Crediamo che Punta Izzo vada riaperta alla collettività per fini sociali e culturali, ma assolutamente posta al riparo dalle gestioni privatistiche e dalle speculazioni edilizie e commerciali, che sono semplicemente incompatibili con la sopravvivenza e l’equa fruizione di un’area marina e costiera bisognosa di ritrovare un legame di simbiosi con la propria comunità. In linea con queste considerazioni, le iniziative che portiamo avanti mirano a riconvertire Punta Izzo in un bene comune, all’insegna di una ritrovata cultura della pace e della solidarietà che si accompagna, in maniera imprescindibile, a un’educazione alla cura, al rispetto e alla difesa dell’ambiente naturale, oggi purtroppo sempre più offeso e depauperato.



Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo

mercoledì 16 novembre 2016

Ministro Galletti, basta con il traffico di rifiuti Ilva!



Chiediamo al ministro dell’Ambiente il blocco immediato del traffico di rifiuti dall’Ilva verso la Sicilia
Invitiamo il governo Crocetta e le amministrazioni locali a prendere posizione sulla vicenda
Facciamo appello alla mobilitazione della cittadinanza, partendo dai comuni del Siracusano
Apriamo al confronto con le realtà sociali e ambientaliste della comunità di Taranto       

I rifiuti dell’Ilva di Taranto tornano a essere smaltiti in Sicilia, ancora una volta nel bel mezzo del polo petrolchimico siracusano e nel più completo silenzio delle istituzioni, nonché all’insaputa delle popolazioni locali. Era già successo ad aprile del 2015, quando una partita di circa 9 mila tonnellate di polverino prodotto dagli altiforni dell’acciaieria pugliese, dopo essere giunta in nave al porto di Augusta, fu trasferita alla discarica Cisma di Melilli.                        
La novità preoccupante, adesso, è che questo traffico di rifiuti industriali è divenuto regolare e decisamente intenso. Da più di un mese e con cadenza settimanale, infatti, diversi autotreni carichi di polverino s’imbarcano sulla nave Eurocargo Livorno del Gruppo Grimaldi, in partenza ogni mercoledì mattina dal porto di Taranto. Rispetto all’episodio dello scorso anno, inoltre, è da evidenziare una curiosa variazione nel percorso marittimo: i rifiuti non sbarcano più ad Augusta, ma fanno scalo notturno a Catania; per poi raggiungere via terra, il giorno successivo, la stessa discarica di Melilli.  

Come associazioni ambientaliste e organizzazioni impegnate sui territori, riteniamo grave questo arbitrario e sistematico trasferimento di rifiuti speciali, da un’area altamente contaminata a un’altra che versa nelle medesime disastrose condizioni sanitarie e ambientali. Si tratta, per di più, di un’operazione che è avvenuta, e continua ad avvenire, senza informare né consultare la Regione Siciliana e le comunità locali. Nella totale mancanza di trasparenza istituzionale, quella decisa a tavolino dal ministro Galletti con i commissari dell’Ilva è una soluzione non solo insostenibile dal punto di vista ambientale, ma anche palesemente antieconomica, se non per le aziende private incaricate di attuarla. Inoltre, la scelta di deviare da Augusta a Catania il passaggio del polverino, oltre ad essere meno agevole e più costosa, fa sorgere il legittimo sospetto che ci sia una precisa volontà di tenere quest’operazione distante da quei riflettori - pubblici, mediatici e giudiziari - che da diversi mesi, in seguito allo scoppio dell’inchiesta lucana Petrolio, sono puntati sulla rada di Augusta, e sulle società e sui business che le gravitano attorno. In proposito, giova ricordare che alcuni soggetti economici e istituzionali citati nelle carte della procura di Potenza, risultavano direttamente o indirettamente coinvolti proprio nell’ “affare” del polverino Ilva. Un fatto quest’ultimo che avrebbe dovuto consigliare al ministero dell’Ambiente quanto meno una buona dose di cautela, anziché l’ennesimo avallo di un traffico di rifiuti dai contorni poco chiari.

Per tutte queste ragioni, chiediamo al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti il blocco immediato dell’importazione in Sicilia degli scarti industriali dell’Ilva, nell’attesa di ridiscutere e ricercare delle modalità più sostenibili e, soprattutto, più trasparenti per risolvere il problema del corretto smaltimento di questo genere di rifiuti. Il tutto partendo, a nostro avviso, da un coinvolgimento attivo delle comunità locali, dei cittadini tanto quanto degli operai costretti a subire i costi devastanti di un’industria inquinante che continua a divorare l’ambiente e la salute pubblica, giocando al ricatto occupazionale e negando il diritto ad un lavoro sano e sicuro.                                              

Siamo molto vicini alla comunità di Taranto, perché da sempre la loro lotta per la vita è anche la nostra. E non potremmo mai trattare questa vicenda come una mera istanza localistica, senza considerare nell’insieme la problematica e aprire al confronto con le realtà ambientaliste e i comitati territoriali di Taranto.
Così rivolgiamo a loro l’invito a pronunciarsi su questa vicenda, per fare insieme piena luce su quanto sta accadendo, costruire una vertenza dal basso e trovare soluzioni condivise e funzionali all’obbiettivo primario che ci accomuna: ossia, la bonifica e la riconversione ecologica dei territori che abitiamo.      

Concludiamo invitando il governo Crocetta e le amministrazioni locali a prendere una chiara posizione in merito, mentre facciamo appello alla mobilitazione della cittadinanza, affinché si spinga il governo nazionale a porre fine a questo dannoso e insensato traffico di rifiuti Ilva.  


promuovono:
Natura Sicula; 
Decontaminazione Sicilia; Don Palmiro Prisutto; Legambiente Augusta    

aderiscono:
Comitato NoMuos/NoSigonella; Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo; Confederazione Cobas Siracusa…


per adesioni: stopveleni@email.it     

           



  

domenica 13 novembre 2016

La fabbrica Hotspot e il totalitarismo delle frontiere

porto commerciale di Augusta, foto di Melting Pot Europa

Non si tratta di qualche episodico "eccesso" della polizia o di violazioni "circoscritte" e "anomale" che portano la responsabilità di poche "mele marce". Hotspot è un dispositivo strutturalmente iniquo, violento e discriminante. Un approccio pensato e applicato come accordo politico, al di fuori della legalità nazionale, europea e internazionale.
E' una fabbrica d'identificazione e selezione razzista, dove la merce-migrante numerata scorre sulla catena di montaggio comandata
 da Frontex. E' un mostro disumanizzante partorito a Bruxelles per difendere i confini e gli interessi economici della Fortezza Europa, anteponendoli alla protezione degli esseri umani. Hotspot è una pratica securitaria figlia di un secolo che passerà alla storia come l'epoca del totalitarismo delle frontiere. Chi lo nega, oggi, alimenta il buio di questo enorme lager liquido, mobile, diffuso, che eccede la fisicità per farsi sistema, ideologia, spettacolo. Presto o tardi sarà normalità, sentire comune: un male digerito e penetrato nelle nostre ossa. Contro di esso bisogna sollevarsi, fare obiezione di coscienza. A cominciare da quelle organizzazioni umanitarie e di volontariato che, in buona o mala fede, continuano a tacere. E il silenzio di fronte all'ingiustizia significa complicità o, nel più banale dei casi, semplicemente non avvertire il peso della realtà. Separarsene, non averne idea. E come s
criveva la Arendt ne La banalità del male, a proposito del gerarca nazista Adolf Eichmann, «quella lontananza dalla realtà e quella mancanza di idee, possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell'uomo». 

L'appello della campagna Welcome Taranto


Video dai porti di Pozzallo e  Augusta:
                                           

Gianmarco Catalano
 

giovedì 10 novembre 2016

Wael in cammino per la pace e la libertà di movimento


Wael Kingtut,
viaggiatore egiziano, è in cammino per la pace e la libertà di movimento degli esseri umani. Partito da Pozzallo sabato 30 ottobre, ha in programma di arrivare a Barcellona, in Spagna, percorrendo più di 5 mila chilometri a piedi e attraversando ben quattro paesi. E' la sua seconda impresa del genere: nel gennaio del 2016 è partito dalle piramidi di Giza per raggiungere le spiagge di Sharm el Sheik. Dal deserto al mare, 600 chilometri tutti a piedi, in 20 giorni, per dire al mondo che la rivoluzione del 2011 era deragliata in una oppressione senza precedenti, lasciando il suo Paese natale - l’Egitto - in balia di violenze, sopraffazioni e terrorismo.


Noi lo abbiamo incrociato due giorni fa per strada, alle pendici dell'Etna, e ci siamo fatti spiegare il senso profondo del suo viaggio. "Voglio dare un messaggio di pace e di fratellanza - spiega -. Per questo non ho scelto il percorso più breve ma voglio toccare tutti i luoghi che sono diventati simboli di una sofferenza che nasce solo dall’ignoranza e dalla paura". In segno di solidarietà, a Wael abbiamo consegnato una bandiera della pace, la stessa che il 7 agosto scorso è entrata a Punta Izzo, oltre le reti e il filo spinato, insieme a decine di attivisti/e e cittadini/e solidali per il primo bagno disobbediente. La promessa di Wael è di riportare ad Augusta quella bandiera, arricchita delle esperienze e dei colori del suo viaggio, dell'umanità e della naturalezza raccolte sul cammino.
Per chi volesse seguire le sue tappe, magari donando un piccolo contributo economico o anche solo un sostegno emotivo, questa è la sua pagina: March 4 Recalling Peace. "Ho usato l’inglese perché è la lingua più conosciuta ma il termine ’march’ non mi piace - confessa Wael -. Sa di militarismo o di competizione mentre io non voglio vincere nulla perché la mia non è una impresa sportiva. Lo tradurrei in italiano come ’cammino di pace’, piuttosto. Ecco, mi piace pensare a me come ad un uomo che cammina".
Buon cammino, Wael!


Gianmarco Catalano

martedì 8 novembre 2016

Punta Izzo parco naturale e culturale smilitarizzato: come e dove firmare la petizione

Punta Izzo è un bellissimo tratto della costa di Augusta, nel Siracusano, che da più di un secolo è soggetto a servitù militare e utilizzato, fino ai primi anni ’90, come poligono di tiro per le esercitazioni a fuoco della Marina e delle altre forze armate italiane, ma anche per l’addestramento dei marines della VI flotta statunitense ospitata nella base Nato di Melilli. 

Il Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo nasce con l’obiettivo di riaprire alla collettività questo comprensorio costiero – ricco di motivi naturalistici, storici, etnografici e archeologici – per farne un parco naturale e culturale, in netta opposizione alla paventata riattivazione del poligono militare.              
La campagna Punta Izzo Possibile mira così a riconvertire uno spazio militarizzato in un’oasi verde fruibile dalla società civile, e protetta dalle speculazioni commerciali ed edilizie. Un luogo, insomma, dove praticare un rapporto di simbiosi con la Terra e, insieme, costruire relazioni umane improntate ai valori di pace, uguaglianza e solidarietà.

Dal 4 novembre scorso è attiva la petizione popolare per la smilitarizzazione, la bonifica e la tutela di Punta Izzo.
 
Credi che Punta Izzo debba tornare a essere un bene comune libero da vincoli militari? Sei convinto che questo tratto di costa meriti il riconoscimento come parco naturale e culturale, affinché diventi un'area marina aperta alla cittadinanza, ma posta al riparo dalla cementificazione e dalle privatizzazioniAllora sostieni la causa! Firma e fai conoscere l'iniziativa! Per lasciare traccia sui social network, nei tuoi post sull'argomento puoi utilizzare l'hashtag #firmaperpuntaizzo 


In attesa del prossimo banchetto in piazza, puoi firmare e invitare a firmare la petizione - munito di documento d'identità - nei seguenti punti di raccolta ad Augusta:


- Libreria Letteraria, via principe umberto 270
- Cartoleria Melluso, via principe umberto 149
- Vineria Rosè, piazza duomo 8
- Osteria La Mattonella, via giuseppe garibaldi 88
- Edicola La Sicilia, lungomare rossini 27
- Enoteca Mauro Vini, viale italia 168
- Barbiere Conte, viale italia 93
- Edicola Saraceno, viale italia 85
- Panineria Il Peperoncino, viale italia 66
- Officina Prato, via trento 3

All'ingresso di ogni locale che accoglie la raccolta firme, troverai l'adesivo con la scritta: 

"Firma qui la petizione per Punta Izzo"






In alternativa al cartaceo, c'è anche la petizione online da sottoscrivere e condividere a questo link: https://www.change.org/p/smilitarizzazione-bonifica-e-tutel…


Ricordiamo ancora che per firmare la petizione cartacea occorre essere muniti di documento d'identità (va bene anche la patente di guida o il passaporto).

Per ulteriori informazioni, chiarimenti o suggerimenti, puoi scrivere al Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo a questo indirizzo mail: puntaizzo.possibile@email.it

Un'altra Punta Izzo è Possibile, mettiamoci la firma!

venerdì 4 novembre 2016

Augusta, bandiera pace alla festa delle forze armate. Attivisti cacciati via



Augusta, bandiera pace a festa Forze armate
Attivisti: «Carabinieri ci hanno spintonato via»


Anche nella cittadina siracusana oggi si è svolta la rituale cerimonia. alcuni attivisti del coordinamento la smilitarizzazione di Punta Izzo hanno srotolato la bandiera arcobaleno, in silenzio. Al termine dell’evento tanti cittadini avrebbero espresso solidarietà. «Addirittura anche un militare ha detto che non c’era nulla di male»


Si è rinnovata anche quest’anno, ad 
Augusta, la celebrazione della Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate. Nel corso della cerimonia, svoltasi in piazza Castello e presieduta dalla sindaca Cettina Di Pietro, dalle autorità militari e religiose, e dai club service, alcuni militanti del Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo sarebbero stati allontanati dai carabinieri  
                                                                                                                              
«Eravamo lì per lanciare un messaggio di pace, in silenzio e in modo rispettoso – spiega a MeridioNews l’attivista Gianmarco Catalano – sin dall’inizio della manifestazione, ci eravamo accorti di essere sorvegliati a vista dai carabinieri e dalla Digos. Mentre parlava il primo cittadino, ci siamo posizionati in prima fila, accanto alle scolaresche, e abbiamo srotolato la bandiera della pace; subito dopo i carabinieri ci hanno bloccati e braccati, a me hanno tentato di tirarmi dallo zainetto, poi non riuscendoci mi hanno spintonato via con la forza». «Perché questa reazione? C’è scritto pace nella bandiera», aggiunge un insegnante presente.
L’obiettivo degli attivisti sarebbe stato quello di opporsi, rispettosamente, a una ricorrenza dove «viene sempre rinnovata la retorica delle missioni di pace all’estero, che secondo noi sono guerre vere e proprie, che procurano effetti devastanti. Visto che anche loro parlano di pace – aggiunge Catalano – non vediamo il motivo per cui una bandiera coi colori dell’arcobaleno abbia dato così tanto fastidio. Un atto di censura quello compiuto nei nostri confronti, rispetto a un messaggio di pace diverso da quello che viene propinato ogni quattro novembre, che tranquillamente volevamo lanciare in quella piazza, senza alzare la voce né fare uso di violenza, ma semplicemente godendo del diritto di libertà di espressione».
Al termine dell’evento tanti sarebbero stati i cittadini che avrebbero espresso solidarietà ai militanti, «addirittura anche un militare ha detto che non c’era nulla di male nell’esporre una bandiera di pace e che non c’erano gli estremi di una adunanza sediziosa che avrebbe potuto interrompere la cerimonia». Raggiunti telefonicamente, i carabinieri del comando di Augusta non hanno né smentito né confermato quanto accaduto. 
Il coordinamento, a giugno ha lanciato la campagna Punta Izzo possibileper chiedere la smilitarizzazione dell'area di Punta Izzo, dove si trova un poligono militare attualmente fuori uso e non bonificato.

Danilo Daquino

Augusta, il 4 novembre è vietato esporre la bandiera della pace



Lanciare un messaggio di pace, silenzioso, ma chiaro e determinato. Era questo il significato del nostro gesto compiuto durante la cerimonia militare di stamattina ad Augusta. Dopo aver volantinato davanti le scuole e in piazza castello, nel corso delle celebrazioni abbiamo semplicemente aperto una bandiera della pace. Senza interrompere la loro “festa” né intonare slogan: solo la nostra presenza e i colori d
ell'arcobaleno. Malgrado ciò, il nostro gesto simbolico deve aver dato molto fastidio: appena aperta la bandiera, siamo stati spinti via e allontanati da due carabinieri, che peraltro erano accanto a noi a sorvegliarci sin dall’inizio della cerimonia. Manifestare liberamente il proprio pensiero, esibendo i simboli della pace, evidentemente, non è consentito in questa ricorrenza, nonostante la retorica delle "missioni di pace" (leggasi: guerre) continui a imbottire i discorsi istituzionali, civili e militari, replicati ogni 4 novembre. Eravamo nel pieno diritto di fare ciò che abbiamo fatto e lo rivendichiamo: in una democrazia si chiama libertà di espressione. Piuttosto denunciamo la grave reazione di censura da parte delle autorità militari
Per gli studenti, gli insegnanti e tutti i cittadini presenti, crediamo sia stato importante esserci e fare testimonianza di un pensiero “altro” e, soprattutto, "possibile".

Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo

Nessuna "vittoria" da festeggiare: il 4 novembre ripudiamo la guerra

Da Punta Izzo all’Isola, un impegno per la pace
Oggi, ad Augusta come nel resto del Paese, le autorità civili, militari e religiose si riuniscono per celebrare il “giorno dell’unità nazionale e giornata delle forze armate”. A distanza di 98 anni dall’armistizio di Villa Giusti, l’anniversario del 4 novembre viene ancora festeggiato come la “vittoria italiana” della prima guerra mondiale, in perfetta continuità con le commemorazioni istituite dai governi liberali nell’immediato dopoguerra ed enfatizzate, poi, dal regime fascista. Difatti, malgrado il mutato quadro istituzionale e i 70 anni trascorsi dall’avvento della Repubblica che “ripudia la guerra” (art. 11 Costituzione), ad animare questa celebrazione è sempre la stessa retorica esaltazione della “difesa” armata della “patria”, ossia quel patriottismo ben descritto dallo scrittore russo Lev Tolstoj come «sentimento artificiale e irragionevole, funesta origine della maggior parte dei mali che desolano l’umanità».
Nemmeno la memoria e l’evidenza storica di una “grande guerra” non voluta dalla stragrande maggioranza del popolo italiano, e osteggiata persino dal Parlamento, sono bastati sinora a scalfire la rappresentazione istituzionale dei caduti in battaglia come “eroi immolati per la nazione”, quando invece altro non furono che le prime vittime di un’immane tragedia costata all’umanità oltre 16 milioni di morti e centinaia di migliaia di feriti e mutilati.
Una guerra che, proprio in quanto tale, non poteva produrre eroi né tanto meno vincitori, ma solo una sconfitta per il genere umano e indicibili sofferenze e lutti per i popoli colpiti. Gli unici a beneficiare di quest’evento bellico, come di ogni altro fino ai nostri giorni, furono i grandi industriali di tutti paesi belligeranti, che attraverso il business degli armamenti videro crescere enormemente i loro profitti, dopo aver assoldato politici, funzionari statali e organi di stampa orientati alla propaganda interventista.
Quando si commemorano i seicentomila soldati italiani morti nella prima guerra mondiale, si fa l’indegna operazione di attribuirli solo all’esercito avversario, dimenticando di quelli uccisi dalla stessa “patria” che li aveva costretti a impugnare le armi. Le sentenze dei tribunali militari dell’epoca, infatti, attestano di 4.028 condanne a morte (di cui 750 effettivamente eseguite) per reati d’insubordinazione, oltre alle 220 mila condanne al carcere (di cui 15 mila all’ergastolo) e alle innumerevoli fucilazioni sommarie e punitive compiute ai danni di chi aveva osato disobbedire agli ordini, rifiutandosi di combattere o semplicemente per aver esitato a sparare o avanzare contro il “nemico”. Fin dall’inizio del conflitto, inoltre, le condizioni e l’equipaggiamento dei soldati al fronte erano pessime; a questo si aggiungeva una disciplina militare che non rendeva certo rispetto agli uomini mandati a uccidere. Malgrado le umiliazioni subite, le lettere scritte dai soldati dovevano trasmettere entusiasmo per la guerra; chi trasgrediva rischiava, nel migliore dei casi, la condanna al carcere militare.
A testimonianza di un sentimento popolare contrario alla guerra, in quegli anni centinaia di migliaia furono complessivamente i disertori e gli ammutinati delle trincee, i renitenti che in Sicilia raggiunsero addirittura il 60% dei chiamati alle armi, gli uomini ma soprattutto le donne - divise tra la cura della famiglia e le 10-12 ore di lavoro nell’industria bellica e nell’agricoltura al posto dei lavoratori maschi spediti al fronte - che tra il ’16 e il ’17 scioperarono nelle fabbriche e scesero nelle piazze, da Milano a Torino, per gridare il loro «Abbasso la guerra!». Numerosi e straordinariamente umani furono, ancora, gli episodi di affratellamento tra soldati fino ad allora “nemici”. L’evento più famoso avvenne la notte del 24 dicembre 1914, quando in una trincea delle Fiandre, nei pressi di Wulvergem, alcuni soldati tedeschi iniziarono a cantare “Stille Nacht” [Astro del ciel] seguiti da lì a poco da un grande coro e dall’inalberarsi di cartelli con la scritta: «Noi non spariamo, voi non sparate». Dalla parte opposta inglesi e francesi, dopo un po’, risposero con canti natalizi. Uscirono fuori dalle trincee, fraternizzarono e, contro gli ordini degli ufficiali, concordarono tre giorni di tregua. I soldati si aiutarono a vicenda per seppellire i morti; ci furono abbracci, scambi di dolci e persino una partita di pallone.
Ma se il passato è davvero fonte di memoria, allora la ricorrenza del 4 novembre non può che essere motivo per manifestare contro le guerre che appartengono all’oggi e continuano a opprimere e saccheggiare vaste regioni del mondo. Guerre che, in alcuni casi, vedono anche la diretta partecipazione o il coinvolgimento indiretto dello Stato italiano; lo stesso Stato che ogni anno destina alle spese militari almeno 23 miliardi di euro (di cui 5 per l'acquisto di armamenti) sottratti al bilancio sociale.
Per tutte queste ragioni, noi non festeggeremo il quattro novembre, ma lo vivremo come un giorno di dolore e di lutto. La nostra presenza in piazza, oggi ad Augusta, intende promuovere una riflessione collettiva verso un impegno attivo per la pace; nella consapevolezza che il ripudio della guerra parte dalle città che abitiamo e, in particolare, dalla volontà di tornare a fruire di quei territori ricchi di storia e di bellezza, negati alla comunità a causa dei vincoli militari.
In questa direzione, stasera presenteremo alla cittadinanza la petizione popolare per la smilitarizzazione e la tutela del comprensorio costiero di Punta Izzo, facendone l’occasione di un momento assembleare di confronto e dibattito con i partecipanti sui temi fin qui descritti.
APPUNTAMENTO PER STASERA, ORE 19, PIAZZA TURATI, AUGUSTA:
promuove: Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo

martedì 1 novembre 2016

Un'altra Punta Izzo è possibile, mettiamoci la firma!



Venerdì 4 novembre in Piazza Turati, alle ore 19, presenteremo alla città di Augusta e avvieremo la petizione popolare per la smilitarizzazione, la bonifica e la tutela ambientale e culturale di Punta Izzo.


A livello politico e amministrativo, competente a decretare la smilitarizzazione del comprensorio costiero è il ministero della Difesa, così come alla Regione Siciliana spetterebbe l'istituzione di una riserva-parco naturale. Tuttavia, è anche vero che efficaci forme di tutela ambientale e culturale sono attuabili a tutti i livelli di governo del territorio, compresi gli enti locali. Di conseguenza, l
'obbiettivo politico della petizione popolare è quello di chiamare in causa tutte le istituzioni, direttamente o indirettamente, coinvolte nella vertenza: dalle massime cariche dello Stato al sindaco del comune di Augusta, passando per la Regione Siciliana, il Prefetto e la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa. 

A sostegno dei dovuti iter amministrativi, per far vincere quest'istanza collettiva è necessaria una forte pressione dal territorio che la comunità di Augusta dovrà esprimere, partecipando attivamente e contribuendo ad allargare la mobilitazione per Punta Izzo. L'idea di una raccolta firme, dunque, muove proprio in questa direzione.

Quando parliamo di liberare e riaprire territori chiusi e militarizzati, non facciamo altro che rivendicare il diritto alla libertà di movimento degli esseri umani nello spazio. Quella libertà di migrare o di restare in un luogo piuttosto che in un altro, affinché ovunque si trovino condizioni di vita dignitose, il rispetto dei diritti umani politici ed economici, la tutela e la promozione delle culture e un ambiente naturale sano e accessibile a tutti e tutte. E' con questo spirito che in occasione dell'assemblea di venerdì 4 e nella mattinata di sabato 5 avremo il piacere di ospitare ad Augusta una tappa del viaggio di OverTheFortress del progetto Melting Pot Europa: carovanieri in camper per due mesi dalla Sicilia a Roma dentro e oltre la rotta del Mediterraneo Centrale. La loro è un’azione di inchiesta e comunicazione indipendente al fianco dei migranti e delle realtà locali, per mettere in discussione luoghi comuni e narrazione dominante, per fare spazio alle politiche di buona accoglienza, solidarietà e impegno civile.


Durante la serata di venerdì prossimo, cogliendo l'occasione per un dibattito con la cittadinanza, sarà già possibile sottoscrivere la petizione. 
La raccolta firme si ripeterà il giorno successivo (sabato 5), con apposito banchetto in Piazza Duomo, e nelle altre date che saranno via via comunicate.
Senza nascondere la nostra preferenza per il banchetto in piazza, in quanto luogo d'incontro-confronto e scambio collettivo, stiamo individuando alcuni esercizi commerciali in cui poter recarsi per firmare negli appositi moduli. Per chi invece non risiede ad Augusta, sempre da venerdì, sarà online la petizione su change.org.


Coordinamento per la smilitarizzazione e la tutela di Punta Izzo